Gli eretici di Dune

Posted in Senza categoria on 6 dicembre 2011 by libero87

Adesso si trovarono in una strada affollata da piccoli mercanti che vendevano la loro merce ammucchiata su banchi a rotelle: cibo, indumenti, piccoli arnesi e coltelli. Suoni cantilenanti riempivano l’aria mentre i mercanti si sforzavano di attirare acquirenti. Le loro voci avevano l’impronta della giornata lavorativa: una falsa vivacità composta della speranza che i vecchi sogni si realizzassero, ma ingrigita dalla consapevolezza che per loro, comunque, la vita non sarebbe più cambiata. Venne in mente a Lucilla che la gente in quelle strade stava inseguendo un sogno sfuggente, e che l’appagamento da essi cercato non era la cosa in sé, ma un mito che erano stati condizionati a cercare, così come gli animali da corsa erano stati condizionati a inseguire l’esca in eterna fuga lungo l’interminabile ovale della pista.

Annunci

Dan Simmons

Posted in Senza categoria on 27 novembre 2011 by libero87

Sol voleva sapere come un qualsiasi sistema etico (e tanto meno una religione così indomabile da sopravvivere a qualsiasi male l’umanità le scagliasse contro) potesse derivare dall’ordine di Dio a un uomo di uccidere il proprio figlio. A Sol non importava che l’ordine fosse una prova di ubbidienza. A dire il vero, l’idea che fosse state l’ubbidienza a consentire ad Abramo di diventare padre di tutte le tribù d’Israele , era proprio ciò che procurava a Sol accessi d’ira.

Dopo cinquantacinque anni di lavoro sulla storia dei sistemi etici, Sol Weintraub era arrivato a un’unica, incrollabile decisione: ogni rispetto per una divinità, un concetto o un principio universale che poneva l’ubbidienza al di sopra del giusto comportamento nei confronti di un essere umano innocente, era un male.

 

Dan Simmons, Hyperion p. 259

Canto del Viandante

Posted in Senza categoria on 26 novembre 2011 by libero87

I due bambini

mi si aggrappano alla mano

alzano la testa e dicono : “Papà”.

Alzo la testa anch’io

e anch’io vorrei chiamare per nome qualcuno

ma non c’è nessuno lassù.

Nel mio cielo, magnifico e vuoto,

solo nuvole spazzate dal vento

e trasformate in uccelli.

Meraviglia.

Dentro quel vuoto, un giorno,

la vostra mamma è bruciata come la fiamma di una candela

tremando

aspettandomi.

Un giorno anche voi avrete un cielo vuoto.

Quando accadrà

vi reggerete in piedi da soli

e camminerete sicuri sulle vostre gambe.

Dovrete cercare voi la vostra fiamma, la vostra candela.

Ehi! Non tiratemi così forte!

Alzate la testa

la faccia di Papà non c’è più.

Non lasciatevi ingannare:

quello che vedete fluttuare lassù

è solo una nuvola che muore.

 

 

 

 

Canto del Viandante

 

Taro Yamamoto

il pulsante

Posted in Senza categoria on 20 novembre 2011 by libero87

Con la promessa di ricevere un milione di euro, premeresti un pulsante? E se premendo quel puslante tu ottenessi il denaro ma, contemporaneamente, causassi in quel preciso istante la morte di un essere umano a te sconosciuto? “Button” di Matheson, esplora proprio la nostra debolezza di fronte a tale questione, facendoci riflettere sulle scelte che compiamo ogni giorno, e sulle motivazioni, sulle cause, delle nostre scelte. E soprattutto facendoci riflettere sulle conseguenze implicite di tali scelte. Se pensi che questa questione non ti riguardi, che poi tranquillamente voltare pagina e pensare ad altro, ti informo, caro lettore (o lettrice), che ti sbagli. Probabilmente nessuno ha bussato alla tua porta proponendoti di premere un pulsante e ottenere così un milione di euro in contanti o gettoni d’oro, ma scelte simili, per quanto meno evidenti, ti si propongono ogni giorno, e ne compi in grande quantità. Senza voler pensare a questioni macroscopiche come la leicità di invadere militarmente un paese straniero per assicurarsi le sue risorse, vedi Iraq o Libia, per i casi più recenti ed evidenti, ma restando saldamente sul terreno individuale, basta fare pochi esempi per rendere bene evidente la questione:

  • tu probabilmente bevi Coca Cola in ogni occasione festiva, spesso anche da solo, mentre guardi una partita, ad un compleanno, al ristorante o in pizzeria, oppure la tieni semplicemente in casa per offrirla quando qualcuno viene a trovarti. E se ti dicessi che acquistando quella bottiglia di Coca Cola contribuisci a privare centinaia, migliaia, di bambini, donne, uomini e anziani, della loro unica fonte di acqua pulita? Si perché la Coca Cola ha bisogno di acqua per essere prodotta, ed indovina da dove arriva l’acqua a basso costo per la tua preziosa bottiglia? La Coca Cola si rifornisce di acqua nelle zone più disperate del pianeta, dove non esiste acqua corrente e le donne e i bambini si fanno chilometri a piedi con le brocche o i bidoni in mano per andare al più vicino fiume o lago a rifornirsi. Ma la Coca Cola, sfruttando la corruzione dei signorotti locali, e le liberticide leggi in tema di privatizzazione imposte dal FMI ai paesi in via di sviluppo, si appropria di queste fonti idriche sottraendole alla popolazione che vi vive intorno. Sottrae le fonti idriche agli agricoltori che non possono più usare l’acqua che i loro avi hanno usato per decenni, sottrae l’acqua ai bambini che non possono più bere e devono sperare negli aiuti “umanitari” (magari sbandierati dalla Cola Cola nella sua confezione) oppure morire di sete. E nello stesso momento la Coca Cola vi offre immagini di famigliole felici che bevono Coca Cola. Bene, sappi che ogni volta che acquisti una Coca Cola hai contribuito a finanziare tutto questo.
  • Ti piace il cioccolato vero? Piace moltissimo anche a me, e come sono buoni i prodotti della Nestlé. Peccato che la Nestlé utilizzi nei propri prodotti il cacao prodotto in regioni del mondo in cui gli operai che lo raccolgono vivono nella miseria più assoluta, sono trattati come schiavi dai loro padroni, e spesso fanno questa vita da piccolissimi, pagati una miseria per portare sulla nostra tavola quei gustosissimi snack a un prezzo di produzione misero. Quando tuo figlio la mattina fa colazione con il Nesquick della Nestlé pensa per un attimo alle decine di bambini che lo hanno raccolto per un prezzo da fame e trattati come schiavi. Pensa che il prezzo del tuo benessere, e di quello di tuo figlio, sono le centinaia di bambini il cui sangue impreziosisce la polverina magica che rende il latte più buono. Vale inoltre, anche nel caso della Nestlé, lo stesso discorso sulle risorse idriche fatto per la Coca Cola.
  • Sei un fumatore? Non sto nemmeno a raccontarti di bambini, uomini, donne, e schiavitù. Vale il discorso fatto per il cacao, con la differenza che fumando ti uccidi pure da solo….
  • Adidas o Nike? Eterna questione, meglio l’una o l’altra? Non preoccuparti, in quanto a lavoro in schiavitù e nessun diritto per i sottoposti sono praticamente alla pari, ti resta da decidere se vuoi il pallone cucito a mano dai bambini del laos che dopo 5 anni hanno perso la vista per produrlo a costo economico zero (ma costo umano elevatissimo ed incalcolabile) oppure se preferisci la nuova scarpa supertecnologica progettata in laboratori all’avanguardia e prodotta in fabbriche che lo stesso Dante faticherebbe a collocare in un singolo girone dell’inferno.
  • Nokia? Motorola? Samsung? Per costruire i nostri amati telefonini sono necessari elementi chimici molto rari, alcuni classificati come terre rare, che si trovano solo in particolari regioni del pianeta. Alcuni di queste regioni sono soggette a forti tensioni fra tribù e fazioni spesso in guerra fra loro. Alcune di queste fazioni si finanziano estraendo dalla miniere questi elementi e vendendoli alle grandi aziende di tecnologia, e per farlo utilizzano bambini spesso strappati alle loro famiglie e usati come schiavi nelle miniere. Ovviamente qualche bambino ci lascia la pelle, ma basta fare un giro nei villaggi per trovarne altri da strappare ai genitori. Questo tipo di produzione ha ovviamente costi irrisori, così alcune aziende preferiscono finanziare i guerriglieri, piuttosto che denunciare la cosa alle nazioni unite e favorire un intervento che ponga fine a tali atrocità. Ma a quel punto il lavoro in miniera andrebbe regolamentato, e quindi sarebbe antieconomico, ed ecco quindi che conviene mantenere lo statu quo. È semplicemente business…..
  • Mc Donalds, come la Coca Cola, strombazza pubblicità umanitarie e propaganda beneficenza nei suoi locali, ma i modi in cui si procura la materia prima per i suoi prodotti sono identici a quelli elencati fino ad ora.

Mi fermo adesso, inutile continuare, immagino avrai capito dove si va a parare. E se è vero che per alcuni prodotti c’è poco da fare (il telefonino è necessario, e se tutte le aziende usano certi sistemi non posso far altro che capitolare), per altri prodotti non è difficile intuire il modo “etico” di agire. Per le sigarette, la Coca Cola, i Mc Donals, la Nestlé, il dilemma etico è di facile soluzione, e non dovremmo certo porci eccessivamente la domanda. Ogni volta che consumi uno dei loro prodotti hai contribuito a premere un certo pulsante, contribuisci a tenere in vita un sistema economico basato sulla schiavitù nascosta ai tuoi occhi con immagini di famigliola felice e carità verso gli infelici. Ma a queste aziende conviene far pubblicità di beneficenza, piuttosto che rendere inutile la beneficenza trattando umanamente e dignitosamente quegli uomini e quei bambini che garantiscono loro un impero economico e commerciale. Sapevi già quanto fosse stupido fumare, o bere Coca Cola, o magiare al Mc Donalds, sapevi già quanto fosse idiota mitizzare un marchio commerciale fino a diventare schiavo di quel marchio, adesso sai che è anche criminale. Adesso che hai finito di leggere non ti rifaccio la domanda, te la rifarai magari fra pochi minuti quando penserai di accendere quella sigaretta, oppure quando stapperai quella lattina di Coca Cola….qualunque sia la tua risposta….adesso conosci il sapore del sangue.

…del bene e del male……..

Posted in Senza categoria on 28 ottobre 2011 by libero87
-Come fai a dire che va condannato?
-perchè ha fatto una cosa malvagia
-e come fai a dire cosa è bene e cosa è male? spiegami….
-beh…il male…il bene…..beh….
-e se non hai nemmeno idea di cosa siano bene e male con quale autorità ti arroghi il diritto di privare qualcuno della sua libertà giudicandolo con delle categorie di cui non comprendi il significato? Cazzo sarebbe come se un cieco dalla nascita dicesse che un muro è brutto perchè gli hanno detto che è giallo…..

Il più Grande Crimine – Paolo Barnard

Posted in Senza categoria on 20 ottobre 2011 by libero87

Non so chi sia tu lettore o lettrice che hai intrapreso la lettura di questo saggio. Non ho un’idea

della tua origine, non so se in questo momento stai ripercorrendo con la memoria le immagini

dei tuoi genitori, o dei nonni, o di te stesso, te stessa, e se ti sta montando dentro una rabbia

cieca. Sei per caso un membro della Casta dei ‘ Stai senza’? Sei di coloro che crebbero con

quattro asciugamani in bagno che dovevano bastare a tutta la famiglia? Coi vestiti riciclati

della sorella maggiore o del cugino, che detestavi? A 12 anni eri quello che s’inventava di

avere la febbre il giorno della gita scolastica perché non avevi mai i soldi per farla? O fosti

costretto alla compagnia dei poco di buono del quartiere perché a stare con gli altri ci

volevano i quattrini da spendere, ed è lì che hai iniziato con le sostanze? Vedesti tua madre

invecchiare senza mai concedersi la cura del corpo, della pelle, senza mai quel momento dove

regalarsi il lusso di apparire femmina, perché in casa non ce n’era per questo tipo di spese?

Hai avuto un fratello che a 15 anni finì in officina perché se no non si pagavano le bollette, e

addio ai suoi sogni di diventare medico? Lavori anche tu oggi per 900 euro al mese, magari hai

39 anni, e fra 15 giorni non sai se sarai al lavoro o di nuovo in quelle orribili agenzie dal nome

americano? O peggio? Sei la storia di Antonio? Sei la storia di quella famiglia inglese? Vedesti

la disperazione di papà quel giorno che te lo ritrovasti in casa alla mattina con la faccia buia, la

mamma in cucina che non parlava? Crescesti anche tu coi nonni perché i genitori stavano a

Torino, a Monaco di Baviera, o in un posto assurdo con un nome impronunciabile, e alla tua

prima comunione non c’erano? Hai visto tuo marito o tua moglie morire in una camera

d’ospedale a sei letti, distrutti dal dolore, tu e la zia a fare le notti per due mesi perché anche

qui non ce n’era per questo tipo di spesa? Chi sei tu? Forse mi stai leggendo da un

bell’appartamento donato da papà, magari hai fatto le vacanze tutti gli anni in posti diversi e

all’estero. Può essere che per quella TAC urgente voi di famiglia conosciate l’amico primario, o

che tu non sappia che significa andare all’asilo senza i giochi come gli altri, o non poter fare la

festa del compleanno a casa tua perché ti vergognavi a invitare lì gli altri bambini. Forse tu

non hai mai preso ceffoni dalla mamma cui scappavano le mani per disperazione, ma Dio sa

come avrebbe voluto non averlo mai fatto. Tu forse non hai mai dovuto tacere di fronte

all’arroganza di un padrone per il terrore di smettere di nutrire i tuoi figli. Forse tu non sai

cosa ti fa dentro prendere le mani del capo fra le gambe e dover stare zitta per lo stesso

motivo. O quando sei rimasta incinta, non ti ha mai sfiorata l’idea di abortire perché… “ma

come facciamo? ”.

Non so chi sei tu. Ma ascoltami bene: chiunque tu sia, riesci almeno a immaginare cosa deve

essere stato per milioni di esseri umani vivere così? E cosa è oggi? Ce la fai? Se la risposta è sì,

allora immagina che sofferenze del genere volute a tavolino da individui che sapevano, e che

tuttora sanno perfettamente cosa andavano e cosa vanno a infliggere, meriterebbero lo

scoppio di una guerra civile e un processo di Norimberga.

Immagino che tanti di voi in questo preciso momento si stiano guardando intorno increduli.

Dopotutto appena fuori dalla finestra, o dentro a quello schermo Tv, pulsa l’Esistenza

Commerciale che vende, vende e vende; ad agosto le autostrade erano stipate di villeggianti;

tutti abbiamo il pc e i telefonini, l’auto, facciamo la spesa senza problema. Insomma, passi la

distruzione degli Stati e delle leggi, la marginalizzazione dei cittadini istupiditi, se ne può

discutere, ma di sicuro vi state chiedendo: “Forse 30 anni fa, sì, ma dov’è questo disastro

d’impoverimento che il Vero Potere ha pianificato da 70 anni e che ci starebbe piombando

addosso? ”. Eccolo dov’è, di seguito vi elenco solo pochi dati, freddi ma agghiaccianti, di cosa ci

sta succedendo proprio ora a causa dell’ultima tranche del Più Grande Crimine.—————–>http://www.paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf

l’infamia di “Via Tito”

Posted in Senza categoria on 16 settembre 2011 by libero87

Che la coerenza con i propri principi sia un obiettivo difficile da raggiungere è cosa risaputa, semmai è più facile considerarla un ideale verso cui tendere nell’intricato cammino della vita. Capita a tutti di dire qualche bugia allo scopo di difendere le proprie posizioni, in fondo se l’ideale è buono, se il fine è giusto, ogni mezzo è lecito….persino la menzogna. A questa legge non si sottrae la storia, che in fondo è solo quello che resta della vita della gente e delle relative avventure politiche una volta che lo scorrere del tempo ha posto un velo di polvere sui ricordi dei protagonisti.

È probabile che se fossimo vissuti ai tempi di Napoleone, magari in qualche villaggio austriaco, avremmo trovato difficile riconoscerlo come il grande condottiero che mise in ginocchio l’Europa, per noi sarebbe stato il Mostro venuto dalla Francia a conquistare e distruggere la nostra patria. E lo stesso avremmo sicuramente pensato nella Gallia conquistata da Giulio Cesare, se fossimo stati dalla parte dei Galli mai ci saremmo sognati di tributargli quei grandi onori che la storia occidentale gli riconosce. È cosa risaputa che la storia la scrivano i vincitori, che di solito sono poi gli stessi che gli eroi invece li impiccano, così da rendere arduo e spesso impossibile il compito a chi voglia conoscere i fatti così come essi sono accaduti. Noi che viviamo nel terzo millennio troviamo difficile far coincidere con la nostra morale il cantare le gesta di un condottiero capace di sterminare villaggi, uccidendo uomini donne e bambini, al solo scopo di conquistare quella terra. Se oggi un italiano di nome Giulio Cesare andasse in Francia ad uccidere e conquistare l’orrore delle sue gesta lo renderebbe per noi un criminale, non certo un eroe. In fondo abbiamo appeso per i piedi un certo Benito Mussolini per colpe simili a quelle di Giulio Cesare: politica espansionistica e trattamento brutale contro i contestatori ed gli oppositori, senza dimenticare una certa megalomania. Entrambi hanno fatto una brutta fine ma uno è ricordato come un eroe, l’altro come un tiranno.

Non tutti i Cesari del novecento hanno però avuto lo stesso destino di Mussolini, alcuni infatti sono osannati in patria ed anche all’estero come liberatori e grandi statisti. Una delle più grandi vergogne del nostro tempo è la tendenza, bigotta e ipocrita, a trascurare le atrocità commesse da chi difendeva una certa parte politica solamente perché quella parte politica era in fondo la propria. Palma di Montechiaro non si dissocia da questa vergogna continuando ad intitolare una Via al Maresciallo Josip Broz, meglio conosciuto come Tito. La denominazione della via in questione è stata decisa dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 76 del 20/3/1981 con la seguente motivazione: “Via Tito (1892/1980): fu uno dei protagonisti europei della resistenza contro il nazismo, fondatore e presidente per lungo tempo dello stato Jugoslavo, esponente di primo piano della politica internazionale, fondatore del movimento dei non allineati.” Eppure sfugge a coloro che diedero la motivazione che il maresciallo Tito è accusato di svariati crimini contro l’umanità. Il nostro Eroe è accusato del massacro di Bleiburg, in cui secondo le stime più ottimistiche i suoi soldati sterminarono dietro suo ordine 50000 militari e 30000 civili che fuggivano dal territorio Jugoslavo, mentre le stime delle autorità slovene fissano il numero dei morti a 250000: Harold Alexander, propose la resa agli slavi in fuga promettendo protezione contro i titini: i militari consegnarono le armi ai britannici pensando di essere trattati da prigionieri di guerra secondo le convenzioni internazionali. Invece, il 15 maggio 1945 il comandante britannico consegnò i fuggiaschi, civili compresi, a Tito il quale ordinò una prima esecuzione: i britannici erano così vicino al luogo del massacro che udirono numerose scariche di mitra.>(NIKOLAI TOLSTOY, “Victims of Yalta”, Hoddon and Stoughton, Londra 1977 ). Il nostro maresciallo è anche il mandante del massacro di Bačka, in cui i suoi soldati sterminarono civili tedeschi ed ungheresi (questa volta le stime oscillano da 40000 a 150000 morti) la cui unica colpa era di essere non etnicamente slavi. Egli ovviamente non disdegnò di trattare col pugno di ferro contestatori ed oppositori politici, in campi di concentramento adeguati e con torture che farebbero apparire storielle per bambini i metodi narrati da Orwell in “1984”.

Basterebbe questo a farci vergognare, come cittadini palmesi, di avere intitolato una strada ad un dei dittatori più spietati del ventesimo secolo. Ma non dobbiamo dimenticare in questa carrellata di orrori la pulizia etnica perpetrata dai soldati Titini, per ordine ovviamente dello stesso Maresciallo, nei confronti degli italiani protagonisti della diaspora dall’Istria e dalla Dalmazia, regioni appartenenti allo Stato Italiano che Tito volle ripulire dagli abitanti italiani per poterle poi rivendicare come territorio slavo al tavolo delle trattative di pace. Pulizia etnica che non si ridusse solo all’espulsione degli italiani da quelle terre, ma che sfociò anche in atti di pura barbarie e malvagità come la sparizione nella notte degli uomini strappati alle mogli ed ai figli, o ai tragici ed orripilanti episodi delle foibe, trascurati per anni dalla storiografia italiana per volere di una certa parte politica. Palma di Montechiaro sopporta quindi la vergogna infamante di onorare la memoria di un tiranno sanguinario intitolandogli una via, dimenticando le sofferenze che l’uomo Tito inflisse a uomini donne e bambini abusando del suo potere di condottiero prima e dittatore poi. E se ancora è tutto sommato comprensibile che 30 anni fa un consiglio comunale a maggioranza di sinistra prese questa decisione, poiché a quel tempo era ancora possibile essere all’oscuro dei crimini del Maresciallo, dovrebbe essere oggi insopportabile la vergogna per coloro i quali infangarono la memoria delle vittime di tali atrocità. E se ancora è comprensibile, ma non per questo non deprecabile, il silenzio di Rosario Gallo, primo cittadino fino a poco più di un anno fa e membro della giunta nel 1981, anno in cui fu intitolata la via al maresciallo Tito, è invece incomprensibile il silenzio dell’attuale amministrazione comunale, che annovera fra le sue fila uomini politici che in passato hanno portato all’attenzione mediatica la questione sulla via incriminata, come il vice sindaco Angelo Cottitto membro, insieme ad altri due consiglieri, del gruppo dei Giovani di Via Cangiamila. È naturale chiedersi perché, dopo un anno di amministrazione, non si sia fatto nulla per risolvere la questione. Certo se l’immobilismo in cui sembra versare l’attuale amministrazione, continuando quella che forse sta diventando una tradizione palmese, arriva persino ad impedire di mettere fine ad una piccola grande vergogna, nonostante i tuoni ed i fulmini gettati sulla questione quando l’attuale amministrazione era all’opposizione, allora forse è meglio non pensare nemmeno a risolvere i problemi ben più gravi e complicati che rendono sempre più difficile voler bene a questa nostra terra.