l’infamia di “Via Tito”

Che la coerenza con i propri principi sia un obiettivo difficile da raggiungere è cosa risaputa, semmai è più facile considerarla un ideale verso cui tendere nell’intricato cammino della vita. Capita a tutti di dire qualche bugia allo scopo di difendere le proprie posizioni, in fondo se l’ideale è buono, se il fine è giusto, ogni mezzo è lecito….persino la menzogna. A questa legge non si sottrae la storia, che in fondo è solo quello che resta della vita della gente e delle relative avventure politiche una volta che lo scorrere del tempo ha posto un velo di polvere sui ricordi dei protagonisti.

È probabile che se fossimo vissuti ai tempi di Napoleone, magari in qualche villaggio austriaco, avremmo trovato difficile riconoscerlo come il grande condottiero che mise in ginocchio l’Europa, per noi sarebbe stato il Mostro venuto dalla Francia a conquistare e distruggere la nostra patria. E lo stesso avremmo sicuramente pensato nella Gallia conquistata da Giulio Cesare, se fossimo stati dalla parte dei Galli mai ci saremmo sognati di tributargli quei grandi onori che la storia occidentale gli riconosce. È cosa risaputa che la storia la scrivano i vincitori, che di solito sono poi gli stessi che gli eroi invece li impiccano, così da rendere arduo e spesso impossibile il compito a chi voglia conoscere i fatti così come essi sono accaduti. Noi che viviamo nel terzo millennio troviamo difficile far coincidere con la nostra morale il cantare le gesta di un condottiero capace di sterminare villaggi, uccidendo uomini donne e bambini, al solo scopo di conquistare quella terra. Se oggi un italiano di nome Giulio Cesare andasse in Francia ad uccidere e conquistare l’orrore delle sue gesta lo renderebbe per noi un criminale, non certo un eroe. In fondo abbiamo appeso per i piedi un certo Benito Mussolini per colpe simili a quelle di Giulio Cesare: politica espansionistica e trattamento brutale contro i contestatori ed gli oppositori, senza dimenticare una certa megalomania. Entrambi hanno fatto una brutta fine ma uno è ricordato come un eroe, l’altro come un tiranno.

Non tutti i Cesari del novecento hanno però avuto lo stesso destino di Mussolini, alcuni infatti sono osannati in patria ed anche all’estero come liberatori e grandi statisti. Una delle più grandi vergogne del nostro tempo è la tendenza, bigotta e ipocrita, a trascurare le atrocità commesse da chi difendeva una certa parte politica solamente perché quella parte politica era in fondo la propria. Palma di Montechiaro non si dissocia da questa vergogna continuando ad intitolare una Via al Maresciallo Josip Broz, meglio conosciuto come Tito. La denominazione della via in questione è stata decisa dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 76 del 20/3/1981 con la seguente motivazione: “Via Tito (1892/1980): fu uno dei protagonisti europei della resistenza contro il nazismo, fondatore e presidente per lungo tempo dello stato Jugoslavo, esponente di primo piano della politica internazionale, fondatore del movimento dei non allineati.” Eppure sfugge a coloro che diedero la motivazione che il maresciallo Tito è accusato di svariati crimini contro l’umanità. Il nostro Eroe è accusato del massacro di Bleiburg, in cui secondo le stime più ottimistiche i suoi soldati sterminarono dietro suo ordine 50000 militari e 30000 civili che fuggivano dal territorio Jugoslavo, mentre le stime delle autorità slovene fissano il numero dei morti a 250000: Harold Alexander, propose la resa agli slavi in fuga promettendo protezione contro i titini: i militari consegnarono le armi ai britannici pensando di essere trattati da prigionieri di guerra secondo le convenzioni internazionali. Invece, il 15 maggio 1945 il comandante britannico consegnò i fuggiaschi, civili compresi, a Tito il quale ordinò una prima esecuzione: i britannici erano così vicino al luogo del massacro che udirono numerose scariche di mitra.>(NIKOLAI TOLSTOY, “Victims of Yalta”, Hoddon and Stoughton, Londra 1977 ). Il nostro maresciallo è anche il mandante del massacro di Bačka, in cui i suoi soldati sterminarono civili tedeschi ed ungheresi (questa volta le stime oscillano da 40000 a 150000 morti) la cui unica colpa era di essere non etnicamente slavi. Egli ovviamente non disdegnò di trattare col pugno di ferro contestatori ed oppositori politici, in campi di concentramento adeguati e con torture che farebbero apparire storielle per bambini i metodi narrati da Orwell in “1984”.

Basterebbe questo a farci vergognare, come cittadini palmesi, di avere intitolato una strada ad un dei dittatori più spietati del ventesimo secolo. Ma non dobbiamo dimenticare in questa carrellata di orrori la pulizia etnica perpetrata dai soldati Titini, per ordine ovviamente dello stesso Maresciallo, nei confronti degli italiani protagonisti della diaspora dall’Istria e dalla Dalmazia, regioni appartenenti allo Stato Italiano che Tito volle ripulire dagli abitanti italiani per poterle poi rivendicare come territorio slavo al tavolo delle trattative di pace. Pulizia etnica che non si ridusse solo all’espulsione degli italiani da quelle terre, ma che sfociò anche in atti di pura barbarie e malvagità come la sparizione nella notte degli uomini strappati alle mogli ed ai figli, o ai tragici ed orripilanti episodi delle foibe, trascurati per anni dalla storiografia italiana per volere di una certa parte politica. Palma di Montechiaro sopporta quindi la vergogna infamante di onorare la memoria di un tiranno sanguinario intitolandogli una via, dimenticando le sofferenze che l’uomo Tito inflisse a uomini donne e bambini abusando del suo potere di condottiero prima e dittatore poi. E se ancora è tutto sommato comprensibile che 30 anni fa un consiglio comunale a maggioranza di sinistra prese questa decisione, poiché a quel tempo era ancora possibile essere all’oscuro dei crimini del Maresciallo, dovrebbe essere oggi insopportabile la vergogna per coloro i quali infangarono la memoria delle vittime di tali atrocità. E se ancora è comprensibile, ma non per questo non deprecabile, il silenzio di Rosario Gallo, primo cittadino fino a poco più di un anno fa e membro della giunta nel 1981, anno in cui fu intitolata la via al maresciallo Tito, è invece incomprensibile il silenzio dell’attuale amministrazione comunale, che annovera fra le sue fila uomini politici che in passato hanno portato all’attenzione mediatica la questione sulla via incriminata, come il vice sindaco Angelo Cottitto membro, insieme ad altri due consiglieri, del gruppo dei Giovani di Via Cangiamila. È naturale chiedersi perché, dopo un anno di amministrazione, non si sia fatto nulla per risolvere la questione. Certo se l’immobilismo in cui sembra versare l’attuale amministrazione, continuando quella che forse sta diventando una tradizione palmese, arriva persino ad impedire di mettere fine ad una piccola grande vergogna, nonostante i tuoni ed i fulmini gettati sulla questione quando l’attuale amministrazione era all’opposizione, allora forse è meglio non pensare nemmeno a risolvere i problemi ben più gravi e complicati che rendono sempre più difficile voler bene a questa nostra terra.

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4 Risposte to “l’infamia di “Via Tito””

  1. conosco gli orrori di cui è stato accusato… non sapevo fosse una cosa così vecchia. immagino che buttare giù le targhe non serva a nulla. comunque è una cosa sconvolgente….

    • 3 anni fa scrissi una lettera, insieme ad un amico, al sindaco. Chiedevamo la rimozione della targa e la sua sostituzione con una che richiamasse la memoria delle sue vittime, ovviamente non abbiamo ricevuto risposta.

  2. non sapevo di questa faccenda, e leggerla adesso, a anni di distanza (mi pare di capire) mi incute timore. se davvero la via è stata fatta (ma sono pazzi?) e non è stata rimossa è qualcosa di schifoso, quantomeno.
    è un po’ come voler ristabilire l’onore di hitler…. o, come fanno in russia, ritirare su le statue di stalin.
    c’è chi vede le cose da un solo punto di vista.

    • nel 1981 credo la dedicarono a Tito pochi mesi dopo la sua morte. A quel tempo le sue malefatte erano facilmente nascoste dal PCI e dalla sinistra in generale, oggi onestamente non è più proponibile tenere una via a suo nome….

      i suoi soldati legavano gli uomini in fila e sparavano al primo che, cadendo dentro la foiba (una specie di buco nella pietra) tirava dietro tutti gli altri che finivano per morire per gli urti o soffocati da quelli che finivano sopra….

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