Brindisi numero 4 – Referendum

 

Vi sono dei momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre. (Oriana Fallaci)

 

Sono un animale deluso, ingabbiato dai falsi miti di una società che ci autoimponiamo, messo alla sbarra dai segreti di pulcinella che tutti conoscono e tutti ignorano, reso schiavo, come tutti voi che state leggendo, dalla nostra stessa autoindulgenza del “si ma io non posso fare niente”. Eppure ci sono momenti nella vita in cui ti rendi conto che non puoi lasciare tutto al destino, cioè agli altri. Si perché il destino non è altro che la scusa degli incapaci, il destino è la scusa di coloro che non sono stati in grado, o non hanno voluto essere in grado, di intervenire nelle forze che determinano la storia, e quindi quel racconto continuo e intrecciato che rappresenta la nostra vita.

Diceva Seneca che la fortuna non esiste, esiste semmai il momento in cui il talento incontra l’occasione. Ed il talento, lo insegna quel fenomeno di giovinezza in età geriatrica che risponde al nome di Filippo Inzaghi, è spesso la capacità di cogliere l’occasione e gettarsi su di essa mordendo e graffiando…pur di non lasciarsela sfuggire dalle mani. La differenza fra chi guida il proprio destino e chi invece ne è guidato è spesso la capacità di scegliere il momento migliore per fare quell’azione piccola, piccolissima, che in un qualsiasi altro momento non porterebbe a nulla…ma che in questo caso particolare è in grado di scatenare l’effetto domino e dare il via a quell’insieme di eventi all’apparenza casuali ma invece perfettamente causali che faranno poi in ultima analisi la storia.

Non è questa la sede per discutere di come noi tutti ci siamo già fatti fregare, sarebbe una dissertazione troppo lunga ed in ogni caso ci sono persone che sono in grado si spiegare la realtà molto meglio di me (http://www.paolobarnard.info/index2.htm). Quello che voglio fare in questo intervento è spiegare perché è importante in primo luogo partecipare in grande numero ad un generico referendum, e poi perché è così importante partecipare a questo in particolare.

La democrazia rappresentativa si basa sul principio per il quale coloro che devono svolgere le funzioni di legiferazione e di governo devono essere scelti da tutta la comunità che dovranno rappresentare. Questo è un sistema imperfetto ma è tuttavia forse il migliore possibile, poiché se proprio qualcuno deve occupare un ruolo di potere sullo Stato, e quindi sulla comunità, è giusto che sia scelto da chi compone la comunità. Oggi questo sistema è stato impoverito, o più precisamente cancellato, da una legge elettorale che non permette di scegliere i propri rappresentanti, ma consente solo di approvare una lista predefinita da coloro che già detengono questo potere e che, potendo in definitiva scegliere chi potrà essere eletto, sono in grado di conservarlo indefinitamente per mancanza di alternativa. Il referendum è l’unica occasione di vera e diretta democrazia, è l’unica occasione in cui il cittadino può direttamente e senza intermediari esprimere la propria opinione esplicita su una determinata questione. Ed acquista evidentemente una valenza ancora più esplicita nel momento in cui la classe politica e dirigente non ha più nessuna responsabilità nei confronti dei suoi elettori, come nel caso italiano, tanto da potersi permettere di “fottere” i cittadini senza dover nemmeno nascondere il corpo del reato. Per chi avesse dei dubbi basta riflettere su come il governo italiano, il minuscolo è voluto, abbia tentato e stia tentando in tutti i modi di rendere vana la consultazione referendaria ponendo ostacoli di tutti i tipi all’esercizio della democrazia. Cominciando dalla scelta palesemente assurda, antidemocratica ed antieconomica di fissare due date distinte per le elzeioni amministrative e per la consultazione referendaria, fino al tentativo estremo di una moratoria, spacciata per cancellazione, sul progetto nucleare, passando per il totale silenzio sulle reti Rai fino a fine maggio e il fantozziano tentativo di convincere gli elettori che il cancellamento (in realtà moratoria) del progetto nucleare avesse fatto decadere il quesito referendario. Togliamoci subito ogni dubbio, il governo non ha cancellato il nucleare, lo ha momentaneamente fermato, questo quindi non toglie valenza al referendum popolare.

Cominciamo dall’inizio quindi, e buttiamo subito via quel che puzza. Il quarto quesito referendario riguarda il legittimo impedimento, e cioè la norma che consente al Presidente del Consiglio dei Ministri ed agli stessi Ministri che permette loro di usufruire della possibilità di non presentarsi in sede giudiziara per i processi a loro carico e di rinviare quindi il processo. In un paese civile (mai espressione fu più abusata e contemporaneamente azzeccata) una legge simile non si discuterebbe nemmeno, ma in un paese in cui non basta nemmeno una condanna per dimettersi da incarichi parlamentari o governativi è evidente che questo eventuale scudo serve esclusivamente a difendere la “presentabilità” e la “rispettabilità” del politicante di turno. Se pensiamo ai tentativi di leggi in materia come ad esempio il divieto ai giornali di pubblicare atti e informazione in merito ad indagini e processi in corso è ancora più evidente il pericolo verso il quale si incorre. Se il cittadino non può essere informato sui processi riguardanti un Ministro fino a quando il processo non è concluso, e se il processo non può svolgersi fino a quando il Ministro occupa la sua carica, cosa impedisce al Ministro di occupare indefinitamente la sua carica senza che si scopra se è effettivamente colpevole o meno? E in che modo il cittadino può decidere realmente se votare o no per lui non potendo conoscere la verità sul processo? Io ho fatto la domanda…la risposta è fin troppo banale.

Il primo passo per la dittatura, che sia essa formale o semplicemente di fatto, è lasciare il popolo crogiolante nella propria ignoranza……….

 

Proteggimi dal sapere quel che non ho bisogno di sapere. Proteggimi anche dal sapere che bisognerebbe sapere cose che non so. Proteggimi dal sapere che ho deciso di non sapere le cose che ho deciso di non sapere. Amen”.
Ecco qua. In ogno caso, è la stessa preghiera che reciti in silenzio dentro di te, per cui tanto vale dirla apertamente.
(Douglas N. Adams
Praticamente Innocuo)

 

 

Il terzo quesito riguarda la scelta sull’energia nucleare. Paradossale in Italia, dove potremmo usufruire enormemente di energia eolica e solare, pensare a risolvere la dipendenza dall’estero per il petrolio con una dipendenza alternativa sempre dall’estero per l’uranio. Il rischio di incidente nucleare è basso, enormemente basso, ma non nullo! E nel momento in cui l’incidente si verifica non c’è ritorno, non c’è soluzione, esiste solo la morte e la devastazione. Questo restando nella sfera dalla casualità, perché chiunque dotato di buon senso riconoscerebbe che una centrale nucleare è un obiettivo sensibile anche per scopi terroristici, con conseguenze che lascio all’immaginazione del lettore. Le fonti rinnovabili, il famoso WWS (Wind Water Sun) permettono invece una diversificazione delle risorse ed una copertura assoluta dal rischio di incidenti, guasti ed attacchi terroristici. Prescindendo dalla catastrofe, un qualunque guasto in una singola centrale che produce molta energia rende non funzionante la centrale, bloccando tutta la produzione, mentre invece se si guasta una pala eolica o un pannello solare gli altri continuano a fare il loro lavoro. Diversificare le fonti, renderle meno pericolose e più agili è una scelta sensata sia perché ci libera dalla Spada di Damocle, sia perché ci consente di gestire in modo più agile e liquido l’energia.

Ed eccoci arrivati ai primi due quesiti, in merito alla privatizzazione dell’acqua. Tecnicamente parlare di privatizzazione non è esatto, in quanto l’acqua rimane un bene pubblico, ma viene affidata la sua gestione ai privati. Ma seppur formalmente scorretto il termine privatizzazione è nei contenuti sensato e realistico, poiché qualunque servizio o bene affidato esclusivamente ad una persona o ad una compagnia non è più direttamente disponibile per la collettività che se ne è privata. Queste sono questioni sulle quali un giurista potrebbe sempre dimostrarvi che avete torto, ma andando oltre le parole e al cuore della questione affidare obbligatoriamente alle compagnie private un qualunque servizio in precedenza pubblico significa svendere i beni dello stato e quindi della collettività. Pensiamo a quello che succede ai paesi del terzo mondo, spesso paesi ricchi di risorse naturali e dall’enorme potenziale economico. Per ottenere gli aiuti economici necessari sono obbligati dagli organismi internazionali, in pirmis il fondo monetario internazionale, a liberalizzare i servizi e svendere le proprietà dello stato. Questo ufficialmente viene richiesto allo scopo di ridurre le spese dello stato, ma a lungo andare causa un impoverimento, poiché questi servizi finiscono per essere affidati ai privati che ovviamente li gestiscono esclusivamente a scopo di profitto. Sembra un problema di poco conto, in fondo l’importante è che il servizio sia garantito, ma in realtà è un problema gigantesco poiché un servizio che potrebbe essere garantito dallo stato a semplice costo di mantenimento o di produzione deve, se gestito dai privati, garantire non solo un plusvalore, e cioè un guadagno rispetto al suo costo intrinseco, ma questo plusvalore deve anche essere competitivo, cioè maggiore di quello che la compagnia potrebbe garantirsi con un’altra qualunque attività. Affidare un bene fondamentale come l’acqua (ma vale lo stesso per l’istruzione, vedi progetto di privatizzazione delle università; la sanità, vedi evoluzione degli ospedali in aziende ospedaliere) significa implicitamente aumentarne i costi e trasformare un diritto in una merce. Se le grandi multinazionali, non certo famose per anteporre il bene della collettività al profitto, si fiondano come sciacalli sui resti delle proprietà collettive sorge spontanea la curiosa domanda: “non sarebbe più saggio lasciare allo stato un servizio tanto remunerativo?” Se i profitti sono tali da garantire un guadagno così cospicuo è giusto che sia la collettività a trarne vantaggio, e non quattro affaristi senza scrupoli. Non bisogna inoltre dimenticare che affidare sempre più beni alla gestione privata significa svuotare lo Stato della sua funzione, esso infatti è sovrano nella misura in cui ha il controllo delle risorse e dei servizi sul proprio territorio. Una società in cui un privato o un gruppo di privati possiedono abbastanza risorse, e quindi potere, per ricattare con un semplice spostamento di capitali un intero continente (basta pensare alla crisi finanziaria asiatica alla fine degli anni novanta) non è semplicemente ricattabile, è schiava del potere economico…e quindi non è più democratica. Il diritto di voto è carta straccia se il privato ha sufficiente potere economico e finanziario per distruggere l’economia di un intero paese. Affidando al capitale privato anche la gestione dell’acqua non facciamo altro che stringere ancora di più il cappio che tutti noi portiamo al collo.

 

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa”. Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

 

Ecco perché questo referendum è così importante, perché serve a mostrare che noi, come collettività, possediamo ancora un minimo di orgoglio e di spirito di libertà. Non esiste possibilità di considerarci veramente liberi, se faremo fallire questo referendum. Poiché non esiste uomo più schiavo di colui che rinforza da sé le sue catene.

 

Chi su questa terra pensa di poter affermare la verità usa l’amore, la passione, ma anche il terrore se riconosce negli altri dei nemici irriducibili. Mi chiedo in quali situazioni si possa sostenere che non ci sia più spazio per la tolleranza e che la violenza è giusta perché serve per imporre la verità. Credo che non si debba rinunciare ne alla tolleranza ne alla intransigenza: è un paradosso che deve vivere con noi. (Pasquale Barranca)

 

Io non credo di possedere la Verità, ma…….le verità che vi ho esposto in questo intervento sono tragicamente banali….e solo uno schiavo può ignorarle…sono le scelte che facciamo…che dicono ciò che siamo veramente…molto più che le nostre capacità……

…………è il momento di scegliere quello che siamo……

 

LiberaMente Libero,

il vostro filosofo di merda!

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