27° puntata – e a noi quando piacerà?

Il senso del governo rappresentativo è che tutto il popolo o una
numerosa parte di esso eserciti, tramite deputati periodicamente
eletti, il potere di controllo ultimo che in ogni costituzione deve
trovare il suo soggetto. Deve possedere tale potere nella sua pienezza.
Deve essere padrone, a suo piacimento, di tutte le funzioni del
governo. (John Stuart Mill)

La
frase che riporto, di Stuart Mill, è una di quelle che mi colpisce
maggiormente di questi tempi, perchè riporta all’attenzione il tema
centrale che ci troviamo, noi come popolo, come cittadini, ad
affrontare. Questa frase ci ricorda il senso della democrazia
rappresentativa, e ci ricorda il nostro ruolo, come cittadini,
all’interno di essa. E vorrei anche che ci risvegliasse dal torpore per
renderci conto di come la classe politica abbia usurpato al popolo i
suoi diritti, alienandolo, alienandoci, al ruolo di semplici
spettatori, imboccati dalle "verità" di chi, a parte una considerevole
esperienza nell'<<impolpettare il prossimo>>, manifesta una
ignoranza totale su qualunque argomento gli si voglia proporre, dai
poeti italiani ai temi di rilevanza internazionale. Vi avverto, il mio
non è un attacco verso "questo" o "quel" politico, io attacco "tutta"
la classe politica, e non per emergente qualunquismo, ma perchè non
riesco a salvare una sola persona, da quei bordelli d’alta classe in
cui si sono trasformate le sedi istituzionali del nostro paese.
Ormai
da qualche anno, trovandomi a parlare con amici su questioni politiche
( parliamo anche di questo, che animali strani che siamo…proprio non
riusciamo ad appassionarci a Maria De Filippi), espongo sarcasticamente
la mia opinione sul parlamento e sul governo, proponendo di eliminare
l’elezione dei deputati, e lasciare invece un solo deputato per ogni
forza politica (in pratica gli attuali capigruppo) che nell’esercitare
il suo voto ottenga nel conteggio tanti voti quanti sono i punti
percentuali ottenuti dalla sua forza politica alle elezioni. Mi
"diverto" a proporre questo giochino perchè in effetti i deputati non
sono più i nostri rappresentanti, e perchè la loro elezione viene
decisa dall’alto dai vertici dei partiti, di conseguenza il deputato
non ha una forza personale che viene dal numero di persone disposte a
votarlo, e che quindi lui dovrebbe rappresentare, ma è diventato un
semplice manovale dei gruppi di potere legati al suo partito. La mia
proposta, ovviamente ironica, scatena puntualmente riflessioni sullo
stato della democrazia nel nostro paese.
Mai mi sarei però
aspettato, che una idea così, che dovrebbe essere avanzata a scopo di
critica dai giornali, dal popolo, da chi dovrebbe svegliare le
coscienze, fosse addirittura menzionata dall’altissimo Silvio
Berlusconi, "governatore" dell’Italia! Egli ha avuto l’intelligenza di
avanzare questa proposta, seppur al momento solo per alcune leggi,
rendendosi conto che così si potrebbe anche ridurre il numero dei
parlamentari, riducendo anche il numero di persone da controllare. In
effetti Berlusconi dimostra ancora una volta grande intelligenza, alla
faccia di chi lo considera un idiota, perchè la funzione originaria di
un parlamento numeroso è ormai sparita. Un parlamento numeroso ha la
sua ragion d’essere nel permettere la massima espressione a tutte le
realtà che compongono il paese, permettendo a quante più persone
possibile di essere rappresentate. Ma nel sistema vigente un parlamento
strutturato così non ha ragion d’essere, poichè i "rappresentanti" del
popolo sono in realtà decisi a tavolino dai "gruppi di potere". Si può
onestamente concludere che in questo "Stato" il parlamento non ci serve
più. Da queste riflessioni convergenti, in cui la mia opinione è
identica a quella di chi ci "rappresenta", divergono le conclusioni. Se
per Berlusconi ( e non illudetevi, anche per le altre forze politiche)
a questo punto tanto vale eliminare il parlamento, io ne concludo
invece che è il momento di svegliarsi davvero, per non correre il
rischio di ritrovarci un giorno sudditi e non più cittadini. E questo
mio intervento, che non è il primo su questi toni, è rivolto a chi vuol
restare cittadino, e soprattutto a chi fino ad ora ha vissuto da
suddito anticipando quello che spero non ci toccherà mai subire.
La
mia precedente puntata è legata a questa, e questa ne è la
continuazione, perchè continuo a sentire intorno a me la rassegnazione
e l’indifferenza, ed a chi sentendosi alternativo e ribelle
rivendica il suo diritto d’ignorare la politica rispondo: Bravo, sei
proprio come ti vogliono loro…una bella marionetta…altro che
ribelle!

La democrazia, come la concepiamo e la desideriamo, in breve, è il
regime delle possibilità sempre aperte. Non basandosi su certezze
definitive, essa è sempre disposta a correggersi perché – salvi i suoi
presupposti procedurali (le deliberazioni popolari e parlamentari) e
sostanziali (i diritti di libera, responsabile e uguale partecipazione
politica), consacrati in norme intangibili della Costituzione, oggi
garantiti da Tribunali costituzionali – tutto può sempre essere rimesso
in discussione. In vita democratica è una continua ricerca e un
continuo confronto su ciò che, per il consenso comune che di tempo in
tempo viene a determinarsi modificandosi, può essere ritenuto prossimo
al bene sociale. Il dogma – cioè l’affermazione definitiva e quindi
indiscutibile di ciò che è vero, buono e giusto – come pure le
decisioni di fatto irreversibili, cioè quelle che per loro natura non
possono essere ripensate e modificate (come mettere a morte qualcuno),
sono incompatibili con la democrazia. (Gustavo Zagrebelsky)

Io
non credo di poter cambiare il mondo con i miei interventi, non mi
ritengo così "grande" da essere colui che riuscirà a cambiare in meglio
il paese, il mondo. Ma sono consapevole di poter fare qualcosa,
scrivendo, esprimendomi, esercitando i miei " diritti di cittadino ",
comunicando, informando, parlando con voi. E invito anche voi a fare lo
stesso, se credete veramente nel significato della parola libertà!

« La
vita di un popolo non consiste nel diritto di eleggere i propri
rappresentanti, ma nell’invigilarli, nel dirigerli sulla via, nel
trasmettere loro la propria ispirazione. Nelle piccole repubbliche
antiche, il popolo era chiamato a decidere intorno le leggi proposte.
Nei grandi Stati moderni, l’associazione deve supplire all’esercizio
impossibile di quel diritto. L’opinione del Paese dovrebbe legalmente,
normalmente rivelarsi al governo intorno a ogni cosa che tocca i più. »

(Aurelio Saffi)

Amici,
amiche, prendiamo coscienza della realtà, e del nostro ruolo in questa
realtà. Concluderò questa mia breve puntata con una citazione che ho
proposto anche nella precedente, ma ritengo che sia necessario
riproporla, per cui vi prego di scusare la ripetizione. Tenete bene a
mente le parole di Rousseau, e riflettete. O dovrei concludere che a
voi tutto sommato piace così?……

I depositari del potere esecutivo non sono i padroni del popolo, bensì
i suoi funzionari […]; esso può nominarli o destituirli quando gli
piaccia. (J.J.Rousseau – Il Contratto Sociale)

LiberaMente Libero,
il vostro Filosofo di Merda!


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