L’uomo apolitico è un uomo inutile

"L’uomo apolitico è un uomo inutile".
Ricordo un tema al liceo che prendeva spunto da questa citazione di Tucidide. Ricordo anche che in linea generale vi furono dei moti di protesta da parte dei miei compagni perchè la frase risultava, a loro, assolutamente offensiva. In generale nessuno fece quel tema, preferirono altre tracce dalle quali poter scopiazzare qualcosa dai libri di testo, ma chi affrontò quella traccia lo fece, a parte due o tre casi, in modo assolutamente prevenuto e anche in un certo senso banalizzante per la politica stessa. Cosa c’entra la politica, quella schifezza della politica, con l’utilità o l’inutilità di un uomo?
Cosa c’entra quella cosa fastidiosa che ogni tanto siamo costretti a sentire nei telegiornali con il significato della vita? Anzi….più si riesce a star lontani dalla politica meno si corre il rischio di risultare deleteri per la stessa società. Onore quindi a chi con la politica non ha nulla a che fare, a colui che se ne disinteressa, che la tratta con disprezzo, come un parente fastidioso che ogni tanto torna a farci visita pretendendo qualcosa da noi. La politica è solo per chi vuole guadagnarci, e vuole farlo sulla pelle degli altri.
L’idea che passa della politica è questa…..Del resto impossibile dar torto, a guardare cos’è la politica in tv, nei giornali. I mali della nostra politica sono talmente tanti e variegati che elencarli è assolutamente inutile e superfluo. Rimane il fatto però che l’unico modo di cambiare questa politica è una presa di coscienza da parte di chi, giovane e con qualche sogno nel cassetto, in politica avrebbe pure piacere di entrarci. Quando frequentavo il liceo vedevo i ragazzi intorno a me lamentarsi delle cose del mondo, lamentarsi di quello, di quell’altro, di questo ed ancora di quello di nuovo. Si lamentavano continuamente, si arrabbiavano, si sconcertavano, si indignavano, e poi si andavano a fumare una canna come segno di ribellione per questo mondo marcio. Dopo di che tornavano a casa come se nulla fosse, magari per andare a guardare l’ennesimo programma spazzatura figlio proprio di quel sistema verso il quale inveivano. Vedevo i miei compagni andare alle manifestazioni contro la mafia, gridare contro chi fa affari con la mafia, strapazzare idealmente gli imprenditori e i commercianti che non si ribellano al pizzo…….e mentre lo facevano si fumavano allegramente il loro spinello, incuranti del fatto che quello spinello era stato acquistato, e che i soldi con cui lo avevano pagato finanziavano proprio la piovra che odiavano. I giovani hanno un grande rifiuto della politica, conoscono i problemi del mondo, o del proprio paese, vorrebbero cambiarli, ma rifiutano il contatto con la realtà, rifiutano di entrare nel sistema e modificarlo da dentro…questo è il punto. Il sistema politico viene presentato come una casta, e di fatto lo è, in cui si entra solo se si hanno interessi personali da risolvere, e i politici vengono visti come esseri lontani dal quotidiano, esseri particolari che nulla hanno a che vedere con i normali esseri umani. In tutto questo prevale un forte senso di rifiuto verso la politica in tutte le sue forme, e qualsiasi discorso che prenda una piega "politica" diventa "noioso" o "fastidioso" o "stupido". Tanto non cambieranno mai! Si bella frase, versa forse….diceva qualcuno che le idee nel mondo cambiano non perché la gente cambi idea, ma perché la gente muore, e le idee vecchie muoiono con le persone vecchie. Peccato che in politica oggi questo non valga, perché i giovani altro non sono che i cloni dei vecchi. E di fatto ci ritroviamo con una classe politica che si autoalimenta e con consiglieri comunali che si distribuiscono sotto forma di premio gli utlimi spiccioli rimasti nelle spremute casse comunali. In tutto questo i giovani schifati, a ragione tra l’altro, oppongono il loro rifiuto alla politica. Se ne allontanano, la tenogno distante. Forse anche per un equivoco che del resto solo in pochi desiderano risolvere: oggi il sistema partitico italiano passa per "Politica" mentre in realtà si tratta solo di partitocrazia. Dove uno decide per mille, e non il contrario. Dove il rappresentante eletto del popolo in realtà è un nominato dal potere e non rappresenta che i suoi interessi e quelli dei suoi pupari. Quello che più fa paura è il profondo disinteresse da parte dei giovani, che invece con una vera presa di coscienza potrebbero cambiare molto. Quello che manca non è il desiderio di cambiare, bensì la voglia di tramutare questo desiderio in realtà, l’incapacità di comprendere che per farlo è necessario reagire contro la piovra, Del resto un sistema partitico come quello italiano può durare solo fino a quando le sue componenti risuciranno a spartirsi lo spartibile e a condizione che il popolo se ne rimanga in silenzio a dormire. Eppure ormai passa l’idea che per cambiare la realtà la politica sia inutile, quasi che si aspettasse una rivelazione divina per cambiare il mondo. Intorno a me vedo giovani lamentarsi di continuo, solo che poi il 90% di questi quando gli si da la possibililtà di fare concretamente qualcosa si tira indietro. Ed intanto aspettiamo, fiduciosi nella venuta di un messia che possa cambiare con un magico schiocco di dita la realtà in cui viviamo, aspettiamo l’eroe, e se l’eroe non arriva diamo la colpa al destino crudele. E diventiamo assenti, ci autoescludiamo dalla vita reale, cerchiamo in tutti i modi di fuggire, in un provvidenziale bisogno d’evasione che ci allontani la realtà e ci faccia vivere la nostra vita come camminando sul ciglio di un vulcano, rischiando in qualsiasi momento di spezzare quell’equilibrio artificiale che ci illude di poter vivere serenamente ignorando la cruda realtà intorno a noi. Tutto questo fino a quando, per un caso, per uno scherzo del fato, la realtà ci piomba addosso, e ci chiede di pagare il conto per il bel sogno vissuto fino a quel momento, riportandoci di fronte alla cruda verità della nostra vita finta e mescina. Ed allora rivediamo nei nostri occhi tutta la potenza dell’ingiustizia, del dolore, della sofferenza, e ci indignamo, ci arrabbiamo, per poi spegnerci di nuovo e, impotenti, riannegare nell’oblio della nostra finta sicurezza sperando che il prossimo risveglio non sia troppo vicino. Diceva Pirandello in una lettera alla sorella: "Quando tu riesci a non aver più un ideale, perché osservando la vita sembra un enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai; quando tu non hai più un sentimento, perché sei riuscito a non stimare, a non curare più gli uomini e le cose, e ti manca perciò l’abitudine, che non trovi, e l’occupazione, che sdegni – quando tu, in una parola, vivrai senza la vita, penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore – allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido. Io sono così." Noi invece non vogliamo essere così, noi vogliamo affrontare la realtà, noi vogliamo credere che si possa davvero cambiare, noi vogliamo prendere in mano il nostro destino e mostrare al mondo che si può cambiare. Ed allora non aspettiamo più nessuno, costruiamo noi stessi questa nuova realtà in cui vogliamo vivere e facciamo in modo che diventi, appunto, "realtà". Onguno di noi può fare la sua parte, nel suo piccolo, nelle sue relazioni con gli altri, e lentamente da pochi potremo essere in molti, e senza accorgercene avremo cambiato davvero tutto. Noi vogliamo che tutto cambi, affinchè tutto possa cambiare davvero, Noi vogliamo essere "gli uomini nuovi". 

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Una Risposta to “L’uomo apolitico è un uomo inutile”

  1. federica Says:

    Capisco perfettamente i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri, ma mi risulta estremamente difficile trovarmici troppo in accordo…Forse sono anch\’io una fatalista, esattamente come quelle persone che hai dipinto all\’inizio di questo intervento, ma davvero non sono in grado di capire come, chi non saprebbe nemmeno da dove partire, possa cambiare qualcosa…io ormai ho smesso di lamentarmi da mo\’, ma non sono neppure in grado di "rendermi utile"…non vedo come potrei farlo…Io ci tengo, come probabilmente avrai capito, a dare una mano al prossimo (motivo per cui ho scelto la mia facoltà), ma più di questo, non so se non saprei fare o se semplicemente non sono capace di trovarne la forza…

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