Decreto Legge 180, la riforma universitaria.

Io ultimamente continuo a stare fuori dal mondo, per fortuna che cerco di tenermi informato sul web.
Ho
trovato interessante questo intervento di Cattaneo su "Le Scienze", che
dice la sua sul decreto legge della Gelmini inerente la riforma
universitaria, il quale sembra finalmente arrivato.
Il mio parere a
guardare questa fantomatica riforma è che di fatto non si faccia nulla
per combattere il baronaggio, i tagli ci sono, minori di quelli
annunciati, ma ci sono. Questo non è un male a prescindere, il problema
è che i tagli sono basati su un criterio quantitativo e non
qualitativo. In pratica si taglierà in percentuali ugali a tutti, a
prescindere dal fatto che alcuni lavorino bene, altri meno bene, ed
altri ancora si intaschino lo stipendio senza far nulla e magari
regalando altri soldi pubblici ad amici ed amici di amici.
Inoltre
proprio non riesco a vedere il minimo passo (e si che dicevano che la
riforma serviva soprattutto a questo) per migliorare la meritocrazia,
sconfiggere il baronaggio, ed alzare la qualità delle università.
L’unica
nota positiva, credo messa per aiutare il popolo ad inghiottire la
pillola, è l’aumento dei fondi per le borse di studio.
Per il resto non è una riforma….è uno schiaffo al futuro dell’Italia.
Ma
del resto cosa possiamo aspettarci da una classe politica senza
Cultura, scientifica in particolare, che non riconosce nulla di più
gratificante del denaro e del potere ad esso legato.

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello.

Cita:
È
arrivato, finalmente, il testo del Decreto Legge n. 180, 10 novembre
2008, assai meno memorabile della Legge che reca lo stesso numero
progressivo emanata trent’anni fa. Per i pochi che non l’avessero già
visto, lo trovate sul sito del Governo(http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/dettaglio.asp?d=40921). E tanto per mettere un po’ di carne al fuoco, qui(http://www.unica.it/pub/7/show.jsp?id=6655&iso=21&is=7)
(grazie all’Università di Cagliari) trovate anche il documento delle
Facoltà di scienze delle Università italiane che ne fanno un’analisi.

Premesso
che fare il ministro deve essere un lavoraccio, con tutti i riferimenti
a qualche miliardo di leggi pregresse che rendono illeggibile qualsiasi
documento pubblico (chissà che ne direbbe il Manzoni delle gride dei
governi repubblicani e democratici, forse invocherebbe il ritorno degli
spagnoli…), ci sono diversi punti che mi colpiscono.

Art. 1,
comma 3: “Per il triennio 2009-2011, le università statali […] possono
procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di
un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento
di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente
cessato dal servizio nell’anno precedente.”
A quel che capisco io la
riduzione del turnover passa da uno su cinque, come previsto in
Finanziaria, a uno su due. Senza altre indicazioni di merito.
Indiscriminatamente, salvo per le Università che hanno superato il
tetto del 90 per cento.

Art. 1, comma 4: “Per le procedure di
valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari
di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le
commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario
nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da quattro
professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i
professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare
oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari
complessivamente necessari nella sessione. L’elettorato attivo è
costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al
settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a
ciascuna commissione i professori che appartengono all’università che
ha richiesto il bando.”
I concorsi restano, belli e pacifici. E
probabilmente non sposteranno di una virgola gli equilibri di potere
nelle università. Perché quel professore ordinario nominato? Avrei
preferito sapere che il quinto, oltre ai sorteggiati, era un professore
straniero, scelto in una rosa di esperti internazionali, con il compito
di garante dell’imparzialità del concorso. Di nuovo, mi pare l’ennesimo
escamotage per favorire i concorrenti interni, magri allievi del
commissario nominato o di un amico di un amico. Chi si opporrà in
commissione?

Art. 1, comma 5: Idem come sopra.

Art. 1,
comma 7: “Nelle procedure di valutazione comparativa per il
reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di
entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa è
effettuata sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati,
ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti
anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del
Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, avente
natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sentito il Consiglio
universitario nazionale.”
Questo promette bene, in spasmodica attesa
dell’apposito decreto. Per esempio il ministro potrebbe indicare che
per un’oggettiva valutazione hanno titolo TUTTE le pubblicazioni dei
candidati, in considerazione anche dell’impact factor delle riviste su
cui sono pubblicate e delle citazioni (non saranno criteri perfetti, ma
è sempre meglio scegliere il candidato con 46 pubblicazioni che quello
che ne ha 6, mettendo un artificioso limite a 5…). Una domanda: perché
non deve valere anche per i professori di I e di II fascia?

Art.
2: benissimo. Sempre in attesa del decreto, s’intende. Perché una cosa
sono i criteri, l’altra il modo in cui vengono adottati. Ma mi chiedo
anche: Mussi aveva fondato l’Anvur, che poteva benissimo essere
incaricata della valutazione, che poteva essere uno strumento
flessibile e del tutto manipolabile dal ministro. Bastava sceglierne i
membri, possibilmente tutti stranieri, salvo l’interprete, e si era a
cavallo. Chi farà la valutazione? Il CIVR e il CNVSU? Perché non
affidarsi anche a valutatori internazionali?

Art. 3: Ottimi
intenti. Al comma 1 perché è disgustoso sapere che c’è in giro gente
che chiede 1500 euro al mese di affitto a tre studenti per 60 metri
quadri arredati con i mobili della bisnonna passata a miglior vita. Al
comma 2 perché è giusto che, con il calo del potere di acquisto di
tutti, più persone possano accedere alle borse di studio.

Ora,
il Decreto si intitola “Disposizioni urgenti per il diritto allo
studio, la valorizzazione del merito e la qualita’ del sistema
universitario e della ricerca”. La valorizzazione del merito, per il
momento, è una pia illusione, perché cambiare i concorsi in questi
termini non mi sembra che cambi la sostanza dei poteri forti delle
Università. Io non ci vedo nemmeno tutti i motivi di ottimismo che si
leggono nella sintesi publicata dal Sole-24 Ore qualche giorno fa.

C’è
del buono, e resta parecchio di meno buono. Non è la radicale riforma
di cui l’Università italiana ha bisogno. Le risorse diminuiscono,
diminuiranno anche le risorse umane, ma a sceglierle saranno sempre gli
stessi.

Fonte Marco Cattaneo, Le Scienze:http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/11/11/un-colpo-al-cerchio-un-colpo-alla-botte/

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