Puntata 14

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi
controlla il presente controlla il passato.(1984-Orwell)

 

 

Cari amici e carissime amiche, oggi qui a Roma è una
splendida giornata. Ieri ci è piovuto in testa il diluvio universale, oggi
invece finalmente un po’ di sole.
La scorsa puntata è stata un po’ anomala, ma non mi sono arrivate lamentele,
anzi, e ne sono contento. Vuol dire che voi che ricevete questa rubrica siete
dotati di elasticità mentale e varietà di interessi. Vuol dire che ho scelto
bene le persone a cui scrivere, perché come ormai vi sarete resi conto voi
siete un pubblico selezionato.

Non vorrei dilungarmi troppo, preferisco andare subito
all’argomento di oggi. Negli ultimi dieci giorni sono stato molto impegnato
nella lettura di due libri, entrambi dello stesso autore: Giampaolo Pansa. I
due libri sono Il Sangue dei Vinti & Prigionieri del Silenzio.

Leggendoli ho avuto l’occasione di comprendere meglio un
mondo che noi giovani del III millennio sconosciamo, che non possiamo nemmeno
immaginare. Ed ho scoperto di rappresaglie, di atroci vendette, di eliminazioni
sistematiche di avversari politici, di preti, di famiglie, di uomini senza fede
politica. Ho letto di uomini legati col fil di ferro e uccisi sotto le ruote
dei camion, ho letto di uomini torturati fino allo stremo, ho letto di uomini e
donne a cui veniva dato fuoco mentre erano ancora vivi. Non continuo, mi fermo
perché non voglio che vi vengano dei conati di vomito e smettiate di leggere.
La brutalità di cui ho fatto conoscenza (per mia fortuna solo fra le pagine di
un libro ed a 60 anni di distanza) basterebbe per chiedere spiegazioni al Dio
della misericordia. Eppure ho letto anche di storie meritevoli. Di gente
coraggiosa, di uomini che affrontarono la morte con coraggio, fiduciosi della
propria fede politica, fiduciosi di aver fatto quanto era in loro dovere.
In particolare una storia mi ha colpito moltissimo. E’ la storia di un ragazzo,
Giorgio Morelli, che visse da partigiano la resistenza e la guerra civile.
Cominciò a scrivere un giornale, La
Penna, insieme ad un amico, e queste pubblicazioni crearono
scompiglio fra i partigiani comunisti. Il motivo era dovuto al fatto che il
ragazzo non aveva paura di dire la verità, e cominciò a denunciare una serie di
omicidi compiuti sistematicamente da alcune frange di fanatici, avvenuti a
guerra civile conclusa, e sui quali i vertici del partito tacevano. La
motivazione era infatti che i vertici del PCI volevano preparare il terreno per
realizzare anche in Italia la
Rivoluzione, e pazienza se per farlo era necessario ridurre
il numero degli avversari presenti sul territorio (non era un ragionamento
tanto diverso da quello di Hitler con gli ebrei e gli oppositori al regime). Il
ragazzo pagò la sua irriverenza al potere con la vita, venne ferito ad un
polmone durante un agguato, riuscì a sopravvivere, ma morì poco più di un anno
dopo.

 

 Era stato
costretto a morire da eroe, perché non aveva avuto il coraggio di essere un
codardo. (Erik Frank Russel – Missione su Jameic)

 

Ma ciò che più mi fa rabbrividire è la storia letta sulle
pagine de Prigionieri del Silenzio.

Vi ricordate quando vi ho scritto del romanzo 1984 di
Orwell? Ho scoperto che non era solo un romanzo, perché nello stesso periodo in
cui l’autore lo scriveva quelle stesse cose andavano in scena nei Gulag titini,
nella vicinissima Jugoslavia. A causa di giochi di potere a pagare furono le
persone più umili e coraggiose, quei comunisti che credevano sinceramente nella
causa e non si tirarono indietro quando gli fu chiesto di combattere per essa.
Pagarono con le torture, con l’annullamento della personalità, con le sevizie.
Ho letto di uomini costretti a denunciare la propria famiglia, di padri
costretti a tradire i propri figli  e
subito dopo cercare disperatamente il suicidio non potendo sopportare la
vergogna. Ho visto in quelle pagine la realizzazione delle tecniche perfette di
annullamento del nemico che avevo conosciuto in 1984. Per annullamento non si
intende l’eliminazione fisica, bensì la cancellazione spirituale dell’umanità
stessa dell’individuo.

 

Winston: Io so che
alla fine sarete sconfitti. C’è qualche cosa, nell’universo… non so, un
qualche spirito, un qualche principio… che non riuscirete mai a sopraffare.
O’Brien: Credi in Dio, Winston?
Winston: No.
O’Brien: E allora quale può essere questo principio che ci annienterà?
Winston: Non lo so. Lo spirito dell’Uomo.
O’Brien: E tu, ti consideri forse un uomo?
Winston: Sì.
O’Brien: Se tu sei un uomo, Winston, tu sei l’ultimo uomo. La tua specie è
estinta; noi ne siamo gli eredi. Ti rendi conto che sei solo? Tu sei fuori
della storia, tu non esisti.
(1984 – Orwell)

 

Ricordate queste parole? Ve le ho già proposte. Resistere,
conservare la propria anima in quell’inferno era un’impresa che solo i più
forti nello spirito potevano realizzare.

In pochissimi sopravvivevano al trattamento riservato su
Goli Otok  (isola calva). E furono tutti
costretti al silenzio dal partito, per ragioni politiche.

Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura
nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione
nell’intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la
persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il
potere. (1984 – Orwell)

 

Questo orrore amici miei è pura realtà, ed ho evitato di
raccontarvi i particolari di cui sono venuto a conoscenza.

 

         
Se
aspettavi ancora un po’ a scrivere, tutto sarebbe sparito, qualcuno dice che è
meglio l’oblio…

         
Guai, guai. Che si vive a fare se si rinuncia
alla verità? La storia di un Paese è fatta di coloro che hanno combattuto
guerre sbagliate, cercato traguardi assurdi. Occorre accettare questo, e
onorare chi ha sofferto, non per forza condividerne la memoria, ma accettarla,
darle cittadinanza. (dall’intervista a Libero del 7 ottobre 2005 –  Giampaolo Pansa)

 

 

Ecco, che si vive a fare se si rinuncia alla verità? Non vi
risponderò, io la mia risposta ce l’ho, voglio che voi troviate la vostra. Oggi
chiudiamo così. E’ tardi ed io devo riprendere a studiare. Vi lascio con
un’ultima frase, buona giornata.

 

 

Era un solitario fantasma che proclamava una verità che
nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un
qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col
farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare
innanzi la propria eredità d’uomo. (1984 – Orwell)

 

 

 

 

 

 

 

 

LiberaMente Libero,

il vostro Filosofo di
Merda

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