Dan Simmons – Gli uomini vuoti

[…..]Il dolore di milioni di pensieri lo colpì dietro gli occhi con la
forza di una piccozza piantata nel ghiaccio.Lo schermo mentale si alzò
automaticamente, com’era successo fin da quando aveva scoperto in sè
quella capacità per ottundere il brusio, placare il dolore.

Lo riabbassò con forza e lo tenne abbassato anche se questi si
sforzava di proteggerlo. Per la prima volta in vita sua Jeremy Bremen
si aprì volutamente al dolore, al mondo che glielo stava infliggendo, e
alle innumerevoli voci che chiamavano disperate nella cerchia solitaria
del loro isolamento.


Gail. Chiamò lei e il bambino,
ma non riusciva a sentirli, non sentiva le loro voci nel gigantesco
coro che lo stava colpendo come un onda gigante. Se voleva accettare
loro doveva accettare tutti gli latri.

Alzò la pistoa, puntò la canna contro la tempia, armò il cane. Si
mosse con una leggera frizione. Il dito s’incurvò sul grilletto.


Tutti i gironi dell’inferno e desolazione che aveva sofferto.

Tutte le insignificanti meschinità, i sordidi deisderi, i vizi
solitari, i pensieri immorali. Tutte le violenze e i tradimenti e la
cupidigia e l’egocentrismo.



Lasciò che tutto fluisse attraverso e attorno a sè stesso, fuori da sè.
Cercò una singola voce in quella cacofonia sorgente attorno a sè finche
gli sembrò che stesse minacciando l’intero universo. Il dolore era
oltre ogni sopportazione, oltre qualsiasi credibilità.

E all’improvviso, in quella valanga di rumore-dolore, venne un
sussurro di altre voci, quelle che gli erano state negate durante la
lunga discesa nel suo inferno psichico. Erano le voci dolci e gentili
della ragione e della compassione, le voci confortanti di genitori che
incoraggiano i figli a fare i primi passi, le voci speranzose di uomini
e donne di buona volontà che – benchè molto lontani dall’essere
pergetti esseri umani – trascorrevano ogni giorno cercando di essere
una persona migliore di quanto natura e educazione li avevano designati
a essere.


Anche queste voci portavano il loro carico di dolore: contro i
compromessi che la vita impone, per colpa dei pensieri causati dalla
propria mortalità e da quella ben più minacciosa dei propri figli,
dolore di dover soffrire l’arroganza di tutti i malvagi come quelli che
Bremen aveva incontrato nei suoi viaggi e poi il dolore ultimo,
ineluttabile della certezza della perdita anche nel mezzo di tutti i
piaceri che la vita aveva offerto.[…..]
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