Lettera al sindaco su via Tito

Scritta a quattro mani col mio amico Davide :







Caro Signor Sindaco ,




siamo due giovani palmesi venuti a conoscenza alcuni mesi fa
dell’esistenza nella nostra città di una via intitolata al Maresciallo
Tito. Inizialmente ci siamo chiesti se la via non fosse in realtà
intitolata ad un altro “Tito” , ma dopo alcune ricerche è risultato
chiaro che la via è intitolata proprio al Maresciallo Josip Broz Tito (
1892-1980).


Abbiamo sollevato la questione in questi giorni nel neo aperto forum
sul sito ufficiale del Comune e siamo venuti a conoscenza del fatto che
la denominazione della via in questione è stata decisa dal Consiglio
Comunale con deliberazione n. 76 del 20/03/1981 con la seguente
motivazione : “Via Tito ( 1892-1980 ) : fu uno dei protagonisti europei
della resistenza contro il nazismo, fondatore e presidente per lungo
tempo dello Stato Jugoslavo, esponente di primo piano della politica
internazionale, fondatore del movimento dei non allineati”.


Vorremmo innanzitutto correggere una parte della motivazione della
delibera, in quanto il Maresciallo fu il fondatore della Repubblica
Jugoslava e non dello Stato, che era preesistente ; infatti : il primo
fu lo Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi, nato il 29 Ottobre
1918 ( poco prima della fine della prima guerra mondiale ) da quello
che rimaneva dell’ Impero Austro-Ungarico ; non essendo stato
riconosciuto internazionalmente esso si unì dunque al Regno di Serbia e
a quello del Montenegro andando a formare il Regno dei Serbi, dei
Croati e degli Sloveni la cui nascita venne proclamata ufficialmente l’
1 Dicembre 1918 ; con tale nome rimase sino al 3 Ottobre 1929, quando
adottò la denominazione di Regno di Jugoslavia ( Kraljevina Jugoslavija
) .


Siamo consapevoli della notevole importanza nella scena politica
internazionale del Maresciallo Tito, ma vorremmo anche portare alla Sua
attenzione le altrettanto degne di note nefandezze di cui il
Maresciallo si macchiò durante la sua carriera politica .


Molti storici considerano infatti la responsabilità di Tito
determinante per il massacro di Bleiburg, così come per le uccisioni di
circa 12.000 ex miliziani anticomunisti sloveni ossia domobronci nel
Giugno 1945 e per i massacri delle foibe nelle regioni a ridosso del
confine italo-jugoslavo.


Questi ultimi massacri si verificarono poco dopo la fine della seconda
guerra mondiale anche per rappresaglia e vendetta dei partigiani titini
contro i fascisti, ma anche contro tutti coloro che rappresentavano o
potevano rappresentare, indipendentemente dalla loro appartenenza
politica, lo Stato italiano in quelle terre ( Istria e Trieste ) che il
nuovo regime comunista jugoslavo rivendicava apertamente.


A conferma di un’autentica campagna d’intimidazione contro gli
italiani, vi sono anche le affermazioni di Milovan Djilas, vice-capo
del governo e segretario della Lega dei Comunisti di Jugoslavia che, in
un’intervista rilasciata a Panorama il 21 Luglio 1991, ammetteva senza
giri di parole : “ Nel 1946 io e Edvard Kardelj ( dirigente del Partito
Comunista Sloveno, ndr ) andammo in Istria a organizzare la propaganda
anti-italiana […] Bisognava indurre gli italiani ad andare via con
pressioni di ogni tipo. Così fu fatto”.


Vogliamo ricordare quindi l’esistenza in Italia di una legge istitutiva
del ricordo dei martiri e degli esuli vittime di tali atrocità : il
“Giorno del Ricordo” si celebra infatti il 10 Febbraio, in memoria
delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende
del confine orientale del secondo dopoguerra.


Istituito con la legge n. 92 del 30 Marzo 2004, concede anche un
riconoscimento ai congiunti degli infoibati. Nel testo di legge si
leggono le motivazioni : “ La Repubblica riconosce il 10 Febbraio quale
“Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della
tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo
dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo
dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. […] ”.


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso in
occasione della celebrazione del “Giorno del Ricordo” ( Roma, 10
Febbraio 2007 ) ha ribadito il concetto : << “Va ricordato
l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe (…) e va
ricordata (…) la “congiura del silenzio”, “la fase meno drammatica ma
ancor più amara e demoralizzante dell’oblio”. “Anche di quella non
dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso
a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica,
dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze
internazionali” >>.


Ci sentiamo quindi offesi come cittadini e come “Italiani” per quello
che riteniamo essere un grave atto d’offesa nei riguardi di tutte le
vittime di quei tragici eventi e per i superstiti che per decenni sono
stati ignorati dallo Stato Italiano per scelte ideologiche e
convenienze politiche.


Chiediamo quindi che la denominazione attuale di Via Tito venga rimossa
quanto più presto possibile ( sempre nel rispetto degli impegni
sicuramente più impellenti che l’amministrazione dalla S.V. presieduta
si trova a dover affrontare ) e che venga sostituita con una
denominazione che richiami al ricordo di quei tragici eventi per
ovviare all’errore ( orrore ) che si perpetua nella nostra città da ben
26 anni.


In tal senso la nostra proposta è quella di denominare la via “ Via vittime delle foibe ”.




Fiduciosi di una Sua cortese e quanto più possibile rapida ed
esauriente risposta, cogliamo l’occasione per porgerLe Distinti Saluti.
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3 Risposte to “Lettera al sindaco su via Tito”

  1. gabriele Says:

    E poi i soliti noti, che per hanni hanno goduto di finanziamenti illeciti dell\’ URSS, si scandalizzano se qualcuno propone di dedicare una via a Bettino Craxi…

  2. Stefano Says:

    Bella mossa, facci sapere cosa rispondera\’, se rispondera\’.

  3. non bisogna dimenticare le foibe…!

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