Universo

Postati in Senza categoria su 4 marzo 2012 da libero87

In un romanzo di Robert Anson Heinlein gli occupanti di una astronave generazionale dimenticano, ad un certo punto, non solo lo scopo del loro viaggio, ma scambiano anche lo spazio artificiale e limitato in cui si trovano per l’intero universo. Una astronave generazionale è una nave spaziale che viaggia nello spazio da un pianeta d’origine verso le stelle, alla ricerca di un nuovo pianeta abitabile, ed in cui, a causa delle immense distanze interstellari e degli enormi tempi necessari per attraversare tali distanze, gli uomini si trovano a vivere per generazioni e generazioni, per decine o centinaia di anni. In tali condizioni basta un niente per far scoppiare una crisi, magari a causa della fragilità psicologica di chi si ritrova su un pezzo di metallo e sa che trascorrerà tutta la vita senza mai vedere la fine del viaggio, sorte che potrebbe toccare forse ai suoi nipoti, o ai nipoti dei nipoti. Heinlein immagina che a causa di una di queste crisi le generazioni successive perdano coscienza del luogo e della condizione in cui vivono, fino a convincersi che lo spazio in cui si trovano sia l’universo, e non soltanto un vascello spaziale che vagabonda nel vuoto. I personaggi di Universo ignorano che fuori esista qualcosa, ignorano le proprie origini ed il proprio destino, finendo per regredire ad uno stadio quasi animalesco in cui l’unica preoccupazione è la semplice sopravvivenza. Universo, oltre ad essere un romanzo estremamente interessante ed una pietra miliare della fantascienza, è una efficace metafora della condizione attuale dell’umanità. Frastornata dalla vita quotidiana l’umanità è incastrata in un meccanismo che svuota di significato la sua stessa esistenza, ed a nulla valgono i pallidi palliativi offerti dai farmaci antidepressivi, che servono solo a nascondere i sintomi, o la ricerca del senso nella religione. La verità, nuda e cruda, è che non esiste un senso nel nascere, crescere, vivere e infine morire nella svilente società dei consumi e della perversa logica imperante dell’accumulo e dello sperpero. E non esiste un senso nel dedicare quello che dovrebbe essere il tempo dell’uomo, quello in cui l’uomo può tornare persona e non più macchina finalizzata al salario, alla ricerca di svaghi a loro volta disumanizzanti perché, semplicemente, si è incapaci di immagina altro, o di interessarsi ad altro. Non esiste un senso nel lavoro automatizzato sei giorni su sette condito dal settimo giorno santificato al centro commerciale o alla televisione. Non esiste un senso perché quello che viene identificato come l’universo è semplicemente un modo di vivere temporaneo per l’umanità, seppur forse eterno per l’individuo, in un luogo a sua volta transitorio ed in condizioni instabili e altrettanto fragili.

La società occidentale in cui viviamo non è universale, nel tempo e nello spazio. Neppure la metà del pianeta terra vive in questa società, neppure un terzo degli abitanti del pianeta. La società occidentale è transitoria, non è sempre esistita e non esisterà per sempre. L’era dei consumi non è l’Universo, New York non è l’Universo, neppure Londra e Parigi sono l’Universo. Terribilmente banale, scontato, eppure nessuno di noi pensa realmente al fatto che il favoloso mondo del nuovo millennio è sconosciuto ai due terzi degli abitati del nostro stesso pianeta, nessuno di noi riflette veramente sul fatto che il proprio modello di vita non è Universale, ma transitorio, relativo, fragile. Nessuno di noi riflette veramente sul fatto che questo non è il migliore dei mondi possibili, o quantomeno che questo non è l’unico degli Universi possibili.

Si potrebbe obiettare che l’umanità non è mai stata diversa, che neppure nel passato è sfuggita a questa logica, del resto l’uomo delle caverne scambiava il suo ambiente per l’Universo, così come il contadino o il Signorotto medievale. Eppure il paragone non è del tutto convincente, poiché l’umanità del ventunesimo secolo ha a sua disposizione gli strumenti per rendersi conto della propria condizione e per comprendere la differenza fra il tutto e la parte. Semplicemente, all’umanità del ventunesimo secolo, non importa. L’umanità, per la prima volta nella sua storia dotata di occhiali capaci di spingere lo sguardo lontano, abbassa lo sguardo ai suoi piedi e perde l’occasione di scoprire ciò che la circonda. Trecento anni fa chiunque avesse avuto la possibilità di godere di una istruzione prolungata per 8-10 anni avrebbe manifestato quantomeno un forte interesse per l’Universo, per le Scienze, la Filosofia, per il “Tutto”. Oggi che l’istruzione per almeno 8-10 anni è diventata la norma il massimo della curiosità che l’uomo medio riesce a raggiungere è scoprire chi presenterà il prossimo festival di Sanremo. Logico che si percepisca un qualcosa di sbagliato, ovvio che si finisca per sentirsi soffocati da una società con così tante potenzialità eppure così frivola ed animalesca al tempo stesso.

Ma quale altro discorso è possibile se gli “integrati” hanno trovato il loro rifugio tra coloro ai quali, e sono i più, la televisione, lo stadio, la moda, lo shopping hanno fornito gli opportuni strumenti di rimozione e di ottundimento di sé? E chi si rifiuta di consegnarsi all’ottundimento, perché ancora dispone di una discreta consapevolezza di sé, a chi si rivolge quando incontra non questo o quel dolore, intorno a cui si affollano le psicoterapie, ma quell’essenza del dolore che è l’irreperibilità di un senso?

Qui le psicoterapie non servono perché non è “patologico” come si vorrebbe far credere, porsi domande, sottoporre a verifica le proprie idee, prendere in esame la propria visione del mondo per vedere quanto c’è di angusto, di ristretto, di fossilizzato, di rigido, di coatto, di inidoneo, per affrontare i cambiamenti della propria vita e i mutamenti così rapidi e imprevisti del mondo.

[I Miti del Nostro Tempo, Umberto Galimberti, pag. 154]

In queste condizioni la depressione non è patologica, così come non può essere patologico aver paura in equilibrio su una fune tesa fra due grattacieli. L’umanità non può aspettarsi di vivere bene chiusa in un recinto, come pecore, a meno di estirpare e gettare via la sua stessa “Umanità”. E la frivolezza della nostra nuova umanità si manifesta continuamente, sia nella scelte scelte quotidiane, sia nel modo di porsi nei confronti dei grandi temi come la Vita, l’Universo, e Tutto Quanto, come direbbe Douglas Adams. Non c’è da stupirsi quindi se si finisce per scambiare il contenuto per la confezione, così che nelle scuole si dedica più tempo ad insegnare le figure retoriche che non a studiare il contenuto di un opera. Quando nel 2010 fra le tracce della prova di italiano agli esami di maturità i candidati si sono trovati di fronte un saggio sul tema “Siamo Soli?” nessuno stupore di fronte alle grette e rivelatrici reazioni del mondo accademico e della società in generale. Di fronte ad una traccia d’esame che chiedeva allo studente di affrontare il tema della vita fuori dal pianeta Terra la reazione universale è stata di scherno:<< ma come?? adesso abbiamo gli ufo alla maturità? Come siamo caduti in basso>>.
Si! Siamo caduti in basso, veramente in basso, se coloro i quali si ritengono uomini e donne di cultura considerano il tema della vita nell’Universo un tema ridicolo e frivolo è il momento di alzare bandiera bianca. Se coloro i quali, pur avendo teoricamente gli strumenti per alzare lo sguardo fuori dalla culla verso ciò che esiste là fuori, continuano ostinatamente a mirarsi i lacci delle proprie scarpe allora dimentichiamo pure ciò che vi è là fuori, chiudiamoci nella nostra casetta, ammiriamone i muri e cantiamo le lodi al pavimento ben lucidato. Di fronte ad uno dei temi più profondi che la Scienza e la Filosofia abbiano mai affrontato la reazione dell’uomo comune ed in buona parte anche di quello che oggi passa per uomo di cultura è di sdegno e di scherno, del resto la vita è fatta di priorità ed ognuno ha le proprie…

«“O frati,” dissi, “che per cento milia

perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”.»

(vv. 112-120, Dante Alighieri)

L’Universo, com’è già stato notato in altre sedi, è un posto maledettamente grande, cosa che, per amore di un’esistenza quieta, la maggior parte della gente finge di non sapere.

Molti sarebbero anzi pronti a trasferirsi in luoghi ancora più piccoli di quelli che riescono a concepire con la mente, e di fatto non sono poche le creature che lo fanno.

In un angolo del Braccio Orientale della Galassia si trova il grande pianeta di foreste Oglaroon, la cui popolazione «intelligente» vive tutta quanta su un unico noce abbastanza piccolo e affollato. Su tale albero gli Oglarooniani nascono, crescono, fanno l’amore, scrivono intagliando la corteccia articoli filosofici riguardanti il significato della vita, l’inutilità della morte e l’importanza del controllo delle nascite, combattono alcune guerre di minima entità, e infine muoiono legati alla parte di sotto dei rami più esterni e inaccessibili. Gli unici Oglarooniani che lasciano il loro albero sono quelli che vengono sbattuti fuori per avere commesso il crimine nefando di chiedersi se qualche altro albero potesse ospitare la vita o se gli altri alberi fossero comunque qualcosa di diverso da semplici allucinazioni prodotte dall’avere mangiato troppe oglanoci.

Benché un simile comportamento possa sembrare strano, non c’è forma di vita nella Galassia che non si sia resa colpevole in qualche modo dello stesso errore, ed è proprio per questo motivo che il Vortice di Prospettiva Totale suscita un orrore indicibile.

Quando infatti si viene messi nel Vortice si ha per un attimo la visione globale di tutta l’infinita, inimmaginabile immensità della creazione, e in mezzo a questa immensità si ha modo di distinguere un segnale minimo, minuscolo, microscopico, che dice Tu sei qui.

(Ristorante al Termine dell’Universo – Douglas N. Adams)

Gli eretici di Dune

Postati in Senza categoria su 6 dicembre 2011 da libero87

Adesso si trovarono in una strada affollata da piccoli mercanti che vendevano la loro merce ammucchiata su banchi a rotelle: cibo, indumenti, piccoli arnesi e coltelli. Suoni cantilenanti riempivano l’aria mentre i mercanti si sforzavano di attirare acquirenti. Le loro voci avevano l’impronta della giornata lavorativa: una falsa vivacità composta della speranza che i vecchi sogni si realizzassero, ma ingrigita dalla consapevolezza che per loro, comunque, la vita non sarebbe più cambiata. Venne in mente a Lucilla che la gente in quelle strade stava inseguendo un sogno sfuggente, e che l’appagamento da essi cercato non era la cosa in sé, ma un mito che erano stati condizionati a cercare, così come gli animali da corsa erano stati condizionati a inseguire l’esca in eterna fuga lungo l’interminabile ovale della pista.

Dan Simmons

Postati in Senza categoria su 27 novembre 2011 da libero87

Sol voleva sapere come un qualsiasi sistema etico (e tanto meno una religione così indomabile da sopravvivere a qualsiasi male l’umanità le scagliasse contro) potesse derivare dall’ordine di Dio a un uomo di uccidere il proprio figlio. A Sol non importava che l’ordine fosse una prova di ubbidienza. A dire il vero, l’idea che fosse state l’ubbidienza a consentire ad Abramo di diventare padre di tutte le tribù d’Israele , era proprio ciò che procurava a Sol accessi d’ira.

Dopo cinquantacinque anni di lavoro sulla storia dei sistemi etici, Sol Weintraub era arrivato a un’unica, incrollabile decisione: ogni rispetto per una divinità, un concetto o un principio universale che poneva l’ubbidienza al di sopra del giusto comportamento nei confronti di un essere umano innocente, era un male.

 

Dan Simmons, Hyperion p. 259

Canto del Viandante

Postati in Senza categoria su 26 novembre 2011 da libero87

I due bambini

mi si aggrappano alla mano

alzano la testa e dicono : “Papà”.

Alzo la testa anch’io

e anch’io vorrei chiamare per nome qualcuno

ma non c’è nessuno lassù.

Nel mio cielo, magnifico e vuoto,

solo nuvole spazzate dal vento

e trasformate in uccelli.

Meraviglia.

Dentro quel vuoto, un giorno,

la vostra mamma è bruciata come la fiamma di una candela

tremando

aspettandomi.

Un giorno anche voi avrete un cielo vuoto.

Quando accadrà

vi reggerete in piedi da soli

e camminerete sicuri sulle vostre gambe.

Dovrete cercare voi la vostra fiamma, la vostra candela.

Ehi! Non tiratemi così forte!

Alzate la testa

la faccia di Papà non c’è più.

Non lasciatevi ingannare:

quello che vedete fluttuare lassù

è solo una nuvola che muore.

 

 

 

 

Canto del Viandante

 

Taro Yamamoto

il pulsante

Postati in Senza categoria su 20 novembre 2011 da libero87

Con la promessa di ricevere un milione di euro, premeresti un pulsante? E se premendo quel puslante tu ottenessi il denaro ma, contemporaneamente, causassi in quel preciso istante la morte di un essere umano a te sconosciuto? “Button” di Matheson, esplora proprio la nostra debolezza di fronte a tale questione, facendoci riflettere sulle scelte che compiamo ogni giorno, e sulle motivazioni, sulle cause, delle nostre scelte. E soprattutto facendoci riflettere sulle conseguenze implicite di tali scelte. Se pensi che questa questione non ti riguardi, che poi tranquillamente voltare pagina e pensare ad altro, ti informo, caro lettore (o lettrice), che ti sbagli. Probabilmente nessuno ha bussato alla tua porta proponendoti di premere un pulsante e ottenere così un milione di euro in contanti o gettoni d’oro, ma scelte simili, per quanto meno evidenti, ti si propongono ogni giorno, e ne compi in grande quantità. Senza voler pensare a questioni macroscopiche come la leicità di invadere militarmente un paese straniero per assicurarsi le sue risorse, vedi Iraq o Libia, per i casi più recenti ed evidenti, ma restando saldamente sul terreno individuale, basta fare pochi esempi per rendere bene evidente la questione:

  • tu probabilmente bevi Coca Cola in ogni occasione festiva, spesso anche da solo, mentre guardi una partita, ad un compleanno, al ristorante o in pizzeria, oppure la tieni semplicemente in casa per offrirla quando qualcuno viene a trovarti. E se ti dicessi che acquistando quella bottiglia di Coca Cola contribuisci a privare centinaia, migliaia, di bambini, donne, uomini e anziani, della loro unica fonte di acqua pulita? Si perché la Coca Cola ha bisogno di acqua per essere prodotta, ed indovina da dove arriva l’acqua a basso costo per la tua preziosa bottiglia? La Coca Cola si rifornisce di acqua nelle zone più disperate del pianeta, dove non esiste acqua corrente e le donne e i bambini si fanno chilometri a piedi con le brocche o i bidoni in mano per andare al più vicino fiume o lago a rifornirsi. Ma la Coca Cola, sfruttando la corruzione dei signorotti locali, e le liberticide leggi in tema di privatizzazione imposte dal FMI ai paesi in via di sviluppo, si appropria di queste fonti idriche sottraendole alla popolazione che vi vive intorno. Sottrae le fonti idriche agli agricoltori che non possono più usare l’acqua che i loro avi hanno usato per decenni, sottrae l’acqua ai bambini che non possono più bere e devono sperare negli aiuti “umanitari” (magari sbandierati dalla Cola Cola nella sua confezione) oppure morire di sete. E nello stesso momento la Coca Cola vi offre immagini di famigliole felici che bevono Coca Cola. Bene, sappi che ogni volta che acquisti una Coca Cola hai contribuito a finanziare tutto questo.
  • Ti piace il cioccolato vero? Piace moltissimo anche a me, e come sono buoni i prodotti della Nestlé. Peccato che la Nestlé utilizzi nei propri prodotti il cacao prodotto in regioni del mondo in cui gli operai che lo raccolgono vivono nella miseria più assoluta, sono trattati come schiavi dai loro padroni, e spesso fanno questa vita da piccolissimi, pagati una miseria per portare sulla nostra tavola quei gustosissimi snack a un prezzo di produzione misero. Quando tuo figlio la mattina fa colazione con il Nesquick della Nestlé pensa per un attimo alle decine di bambini che lo hanno raccolto per un prezzo da fame e trattati come schiavi. Pensa che il prezzo del tuo benessere, e di quello di tuo figlio, sono le centinaia di bambini il cui sangue impreziosisce la polverina magica che rende il latte più buono. Vale inoltre, anche nel caso della Nestlé, lo stesso discorso sulle risorse idriche fatto per la Coca Cola.
  • Sei un fumatore? Non sto nemmeno a raccontarti di bambini, uomini, donne, e schiavitù. Vale il discorso fatto per il cacao, con la differenza che fumando ti uccidi pure da solo….
  • Adidas o Nike? Eterna questione, meglio l’una o l’altra? Non preoccuparti, in quanto a lavoro in schiavitù e nessun diritto per i sottoposti sono praticamente alla pari, ti resta da decidere se vuoi il pallone cucito a mano dai bambini del laos che dopo 5 anni hanno perso la vista per produrlo a costo economico zero (ma costo umano elevatissimo ed incalcolabile) oppure se preferisci la nuova scarpa supertecnologica progettata in laboratori all’avanguardia e prodotta in fabbriche che lo stesso Dante faticherebbe a collocare in un singolo girone dell’inferno.
  • Nokia? Motorola? Samsung? Per costruire i nostri amati telefonini sono necessari elementi chimici molto rari, alcuni classificati come terre rare, che si trovano solo in particolari regioni del pianeta. Alcuni di queste regioni sono soggette a forti tensioni fra tribù e fazioni spesso in guerra fra loro. Alcune di queste fazioni si finanziano estraendo dalla miniere questi elementi e vendendoli alle grandi aziende di tecnologia, e per farlo utilizzano bambini spesso strappati alle loro famiglie e usati come schiavi nelle miniere. Ovviamente qualche bambino ci lascia la pelle, ma basta fare un giro nei villaggi per trovarne altri da strappare ai genitori. Questo tipo di produzione ha ovviamente costi irrisori, così alcune aziende preferiscono finanziare i guerriglieri, piuttosto che denunciare la cosa alle nazioni unite e favorire un intervento che ponga fine a tali atrocità. Ma a quel punto il lavoro in miniera andrebbe regolamentato, e quindi sarebbe antieconomico, ed ecco quindi che conviene mantenere lo statu quo. È semplicemente business…..
  • Mc Donalds, come la Coca Cola, strombazza pubblicità umanitarie e propaganda beneficenza nei suoi locali, ma i modi in cui si procura la materia prima per i suoi prodotti sono identici a quelli elencati fino ad ora.

Mi fermo adesso, inutile continuare, immagino avrai capito dove si va a parare. E se è vero che per alcuni prodotti c’è poco da fare (il telefonino è necessario, e se tutte le aziende usano certi sistemi non posso far altro che capitolare), per altri prodotti non è difficile intuire il modo “etico” di agire. Per le sigarette, la Coca Cola, i Mc Donals, la Nestlé, il dilemma etico è di facile soluzione, e non dovremmo certo porci eccessivamente la domanda. Ogni volta che consumi uno dei loro prodotti hai contribuito a premere un certo pulsante, contribuisci a tenere in vita un sistema economico basato sulla schiavitù nascosta ai tuoi occhi con immagini di famigliola felice e carità verso gli infelici. Ma a queste aziende conviene far pubblicità di beneficenza, piuttosto che rendere inutile la beneficenza trattando umanamente e dignitosamente quegli uomini e quei bambini che garantiscono loro un impero economico e commerciale. Sapevi già quanto fosse stupido fumare, o bere Coca Cola, o magiare al Mc Donalds, sapevi già quanto fosse idiota mitizzare un marchio commerciale fino a diventare schiavo di quel marchio, adesso sai che è anche criminale. Adesso che hai finito di leggere non ti rifaccio la domanda, te la rifarai magari fra pochi minuti quando penserai di accendere quella sigaretta, oppure quando stapperai quella lattina di Coca Cola….qualunque sia la tua risposta….adesso conosci il sapore del sangue.

…del bene e del male……..

Postati in Senza categoria su 28 ottobre 2011 da libero87
-Come fai a dire che va condannato?
-perchè ha fatto una cosa malvagia
-e come fai a dire cosa è bene e cosa è male? spiegami….
-beh…il male…il bene…..beh….
-e se non hai nemmeno idea di cosa siano bene e male con quale autorità ti arroghi il diritto di privare qualcuno della sua libertà giudicandolo con delle categorie di cui non comprendi il significato? Cazzo sarebbe come se un cieco dalla nascita dicesse che un muro è brutto perchè gli hanno detto che è giallo…..

Il più Grande Crimine – Paolo Barnard

Postati in Senza categoria su 20 ottobre 2011 da libero87

Non so chi sia tu lettore o lettrice che hai intrapreso la lettura di questo saggio. Non ho un’idea

della tua origine, non so se in questo momento stai ripercorrendo con la memoria le immagini

dei tuoi genitori, o dei nonni, o di te stesso, te stessa, e se ti sta montando dentro una rabbia

cieca. Sei per caso un membro della Casta dei ‘ Stai senza’? Sei di coloro che crebbero con

quattro asciugamani in bagno che dovevano bastare a tutta la famiglia? Coi vestiti riciclati

della sorella maggiore o del cugino, che detestavi? A 12 anni eri quello che s’inventava di

avere la febbre il giorno della gita scolastica perché non avevi mai i soldi per farla? O fosti

costretto alla compagnia dei poco di buono del quartiere perché a stare con gli altri ci

volevano i quattrini da spendere, ed è lì che hai iniziato con le sostanze? Vedesti tua madre

invecchiare senza mai concedersi la cura del corpo, della pelle, senza mai quel momento dove

regalarsi il lusso di apparire femmina, perché in casa non ce n’era per questo tipo di spese?

Hai avuto un fratello che a 15 anni finì in officina perché se no non si pagavano le bollette, e

addio ai suoi sogni di diventare medico? Lavori anche tu oggi per 900 euro al mese, magari hai

39 anni, e fra 15 giorni non sai se sarai al lavoro o di nuovo in quelle orribili agenzie dal nome

americano? O peggio? Sei la storia di Antonio? Sei la storia di quella famiglia inglese? Vedesti

la disperazione di papà quel giorno che te lo ritrovasti in casa alla mattina con la faccia buia, la

mamma in cucina che non parlava? Crescesti anche tu coi nonni perché i genitori stavano a

Torino, a Monaco di Baviera, o in un posto assurdo con un nome impronunciabile, e alla tua

prima comunione non c’erano? Hai visto tuo marito o tua moglie morire in una camera

d’ospedale a sei letti, distrutti dal dolore, tu e la zia a fare le notti per due mesi perché anche

qui non ce n’era per questo tipo di spesa? Chi sei tu? Forse mi stai leggendo da un

bell’appartamento donato da papà, magari hai fatto le vacanze tutti gli anni in posti diversi e

all’estero. Può essere che per quella TAC urgente voi di famiglia conosciate l’amico primario, o

che tu non sappia che significa andare all’asilo senza i giochi come gli altri, o non poter fare la

festa del compleanno a casa tua perché ti vergognavi a invitare lì gli altri bambini. Forse tu

non hai mai preso ceffoni dalla mamma cui scappavano le mani per disperazione, ma Dio sa

come avrebbe voluto non averlo mai fatto. Tu forse non hai mai dovuto tacere di fronte

all’arroganza di un padrone per il terrore di smettere di nutrire i tuoi figli. Forse tu non sai

cosa ti fa dentro prendere le mani del capo fra le gambe e dover stare zitta per lo stesso

motivo. O quando sei rimasta incinta, non ti ha mai sfiorata l’idea di abortire perché… “ma

come facciamo? ”.

Non so chi sei tu. Ma ascoltami bene: chiunque tu sia, riesci almeno a immaginare cosa deve

essere stato per milioni di esseri umani vivere così? E cosa è oggi? Ce la fai? Se la risposta è sì,

allora immagina che sofferenze del genere volute a tavolino da individui che sapevano, e che

tuttora sanno perfettamente cosa andavano e cosa vanno a infliggere, meriterebbero lo

scoppio di una guerra civile e un processo di Norimberga.

Immagino che tanti di voi in questo preciso momento si stiano guardando intorno increduli.

Dopotutto appena fuori dalla finestra, o dentro a quello schermo Tv, pulsa l’Esistenza

Commerciale che vende, vende e vende; ad agosto le autostrade erano stipate di villeggianti;

tutti abbiamo il pc e i telefonini, l’auto, facciamo la spesa senza problema. Insomma, passi la

distruzione degli Stati e delle leggi, la marginalizzazione dei cittadini istupiditi, se ne può

discutere, ma di sicuro vi state chiedendo: “Forse 30 anni fa, sì, ma dov’è questo disastro

d’impoverimento che il Vero Potere ha pianificato da 70 anni e che ci starebbe piombando

addosso? ”. Eccolo dov’è, di seguito vi elenco solo pochi dati, freddi ma agghiaccianti, di cosa ci

sta succedendo proprio ora a causa dell’ultima tranche del Più Grande Crimine.—————–>http://www.paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf

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